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Palagano. Processo alle ex Ss

Strage di Monchio Sentiti 15 testimoni

 PALAGANO. Toccanti e segnate da una profonda commozione ieri le testimonianze al processo aperto a Verona dei superstiti dell'eccidio del marzo 1944, quando i nazisti uccisero oltre cento civili tra Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero. Nell'udienza di ieri il primo a deporre è stato Ferruccio Pancani. All'epoca aveva 10 anni e abitava con la famiglia a Costrignano. Il 18 marzo tutti furono svegliati dal cannoneggiamento tedesco che arrivava da Montefiorino, fuggirono verso i campi e i boschi e verso mezzogiorno, credendo che tutto fosse finito, rientrarono a casa, ma una pattuglia tedesca sorprese suo padre Giuseppe e altri 4 uomini. Messi al muro e subito fucilati: «Mio padre - ha detto - fu quasi decapitato con una raffica». Poi giura e depone Umberto Bernardi, nipote di Raffaele Abbati, altro caduto. Rievoca i racconti della madre, dei morti accatastati come fascine prima della sepoltura. Sono stati sentiti anche i superstiti di Cervarolo nel Reggiano, che ha pagato con molte vite quei giorni. «Le deposizioni rese ieri confermano in pieno l'impianto accusatorio» dice l'avvocato Ernesto D'Andrea che, insieme ai colleghi Vainer Magnani e Andrea Speranzoni, cura le decine di parti
civili presenti al processo di Verona. «I testimoni - prosegue l'avvocato - hanno un ricordo nitido nell'identificare tra gli autori delle stragi i soldati tedeschi, alcuni dei quali ridevano mentre mettevano e ferro e fuoco paesi e borgate, e ricordano la partecipazione di militari fascisti».

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