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Quando “Cocco” scalava e ripuliva la Ghirlandina

Oggi termina un restauro scientifico, ma nel Dopoguerra solo Aldegardo Ferrari osava salire sulla torre. E doveva farlo di nascosto alla moglie. Ecco la sua storia

di Claudio Romiti

«Quando la mattina mi sveglio voglio vedere la Ghirlandina». Una frase che la persona ritratta nelle foto a fianco ripeteva spesso.

Ovviamente, vederla non da quella posizione molto scomoda e soprattutto estremamente pericolosa. La frase esprimeva invece l'attaccamento alla sua città, e al suo simbolo principe, di Aldegardo Ferrari. Classe 1911, un nome importante, di origine longobarda, presto ridotto a Gardo, anche se molti lo conoscevano più per il soprannome, Cocco. Cioè ragazzo, perchè quando, nel 1934, entrò nei Vigili del fuoco era il più giovane della compagnia, appunto il Cocco.

Fisico da atleta, da giovane era un ottimo portiere nella Pro Calcio, la gloriosa società modenese formata dai cosiddetti Liberi, cioè giocatori non vincolati da contratto, da cui uscirono tanti campioni. Ci fu un momento in cui anche l'Inter s'interessò a Ferrari, che però rispose: «No, grazie». Frase che tornò d'attualità quando, anni dopo, gli proposero la promozione a maresciallo dei pompieri con trasferimento a Padova. Lui voleva restare a Modena. Dove finalmente arrivò quella promozione e dove, nel dopoguerra, si affrontò il problema della pulizia della Ghirlandina.

In caserma non c'era la corsa per questo incarico, così il Cocco si fece avanti. Una scelta fortemente avversata dalla moglie, che giustamente temeva la grande pericolosità di quel lavoro, come rievoca il figlio Rolando: «Tutte le estati con mia madre e mio fratello trascorrevamo due o tre mesi a Roccamalatina e mio padre una volta venne a trovarci con le foto, scattate dal fotografo della Gazzetta di Modena, che lo ritraevano appeso alla torre, cioè a fatto compiuto. Questo non gli risparmiò la discussione con mia madre, perchè lui aveva garantito che avrebbe rifiutato».

Un lavoro fatto come servizio alla città, senza compensi extra e con mezzi primitivi rispetto ai ponteggi che da oltre due anni circondano la Ghirlandina, ai mezzi ora usati e al telo di Palladino. Un lavoro, durato diversi giorni, con cui tolse le tante erbacce cresciute sulla torre, pulendola anche dagli escrementi dei volatili. Sempre seduto su una sorta di gabbia che era stata costruita nel laboratorio degli stessi Vigili del fuoco e che veniva spostata sui vari lati.

Sempre in prima fila per

i soccorsi (alluvione del Polesine, bombardamenti di Messina e Catania, oltre agli incendi) il Cocco salì anche sul Duomo per montare l'illuminazione in occasione del Giubileo del 1950. Scomparso nel 1992, ora la sua Ghirlandina la può guardare dall'alto e senza bisogno di quel trabiccolo

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