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“Modena al cubo” denuncia i potenti di cemento ed economia

Ieri sera teatro del Tempio colmo all’inverosimile e clima acceso per l’anteprima del film di Veronesi La trama descrive i grandi cantieri e accusa Cmb, coop di costruzione e Biper: «Un’unica regia»

Una ressa di centinaia di persone, soprattutto giovani, nella sala cinematografica “Te-te” del Tempio.

È accaduto ieri sera all'anteprima nazionale del film “Modena al cubo”, di Gabriele Veronesi, giornalista 25enne che propone un viaggio nei progetti di costruzione.

Presenti anche molti volti noti della politica e delle professioni modenesi, Paolo Silingardi e Marco Miana di Modena Attiva (anche membri del Partitone), l'ex consigliere Bepi Campana, gli ambientalisti Zanichelli e Salemme oltre a funzionari del partito.

Un successo dettato dalla curiosità di vedere cosa pensa l'autore su alcuni dei cantieri e dei progetti più noti in corso – da Marzaglia al Novi Park, dalle alte torri del centro Ferriere di fronte alla Maserati all'ex Amcm – narrati con un linguaggio giornalistico diretto. Talmente diretto che prima di essere proiettato il film vagliato da un avvocato. Tutti comunque potranno farsi la loro opinione, poiché tra breve il film di 50 minuti sarà messo a disposizione gratuita di tutti sul sito www.modena3.it.

Che l'urbanistica fosse al centro, nella Modena “affamata” di riconversione e innovazione, del dibattito pubblico e politico lo si sapeva, viste le tante polemiche di questi ultimi anni con dolorose spaccature nel Pd. Ma che le persone “comuni” – escludiamo per un attimo i tecnici e i politici – fossero così tante, almeno duecento, quasi nessuno lo immaginava. E che molti fossero giovani e giovanissimi, spesso a torto accusati di essere insensibili, era ancor meno prevedibile. “Modena al cubo” è un film messo in piedi con la consulenza di membri di Italia Nostra – spesso assai critici con l'urbanistica proposta dal Comune – che presenta un punto di vista.

«Non l'ho mai nascosto – spiega Veronesi – qui presento la mia idea sulla questione edilizia in città. Gli amministratori hanno così tante occasioni sui giornali e alla tv di dire la loro che io intendevo proporre qualcosa d'altro; resta il fatto che se il Comune mi chiama io prendo la telecamera e corro ad ascoltare le opinioni dell'amministrazione. Sono molto felice della serata e spero che la diffusione di “Modena al cubo” raggiunga più persone possibili, in modo che tutti possano farsi un'idea delle vicende avendo a disposizione un film dove tutti i tasselli sono ricongiunti a formare uno sguardo complessivo. Non tratto in maniera offensiva l'assessore Sitta, anzi sono contro certi attacchi maldestri che gli hanno fatto».

Paradossalmente grosse novità su cantieri così noti nel filmato di Veronesi non ce ne sono, ma colpirà il modo in cui vengono raccontati gli interessi economici e la nascita dei tanti comitati. Modena al cubo prende le fila dai documenti “Modena Futura” (non ufficiale, una “suggestione” dell'assessore all'urbanistica Sitta si è sempre detto) e prosegue con numerosi esempi sull'obiettivo della giunta: la densificazione. Parola complicata per dire che poiché non si può più consumare territorio occorre costruire in altezza. A questo si oppongono molti dei protagonisti intervistati nel filmato, da Ezio Righi ex dirigente dell'urbanistica negli anni '80 e '90, a Marco Miana che dice no alle costruzioni annunciate in via Aristotele e via Cannizzaro (250 alloggi adiacenti ai pozzi acquiferi), a Eugenia Rossi dell'Idv («Modena futura è un minestrone»). Nel film non mancano attacchi pesanti a Bper, Coop Estense e coop edilizie: «Parlare di interessi economici a Modena – dice Veronesi nel film – senza le coop è difficile. Anche la Bper ora è rossa e le cooperative sono anche al centro dell'edilizia e si aggiudicano un quarto dei bandi più grossi».

Attacco anche alla Cmb: Modena al cubo ricorda la presunta tangente di 3 miliardi in occasione della costruzione della metro milanese. Alla fine applausi scroscianti, anche durante il dibattito finale tra Veronesi e il giornalista video Stefano Aurighi. Il nome sulla bocca di tutti era ovviamente quello dell'assessore Sitta, ma la questione resta più complessa.

Stefano Luppi

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