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Quando via Ganaceto era un orto

Dietro il convento dei cappuccini i frati coltivavano la verdura e l’uva. Oggi c’è un nuovo residence

«Questa che tengo in mano è una foto di mio padre (a destra) e di mio zio scattata nell'orto dei frati di via Ganaceto, che si estendeva sul retro fino all'attuale viale Fontanelli, dove oggi c'è la "Residenza I Cappuccini"» racconta Carlo Nascimbeni, classe 1949, geometra oggi in pensione, che posa davanti alla chiesa di via Ganaceto, dove fu battezzato. «Mio zio - prosegue Nascimbeni - accudiva quest'orto e quando lasciò il lavoro, non so per quale motivo, gli subentrò mio padre. Era circa la metà degli anni Trenta e mio padre, che non era stato richiamato alle armi, lavorò dai cappuccini fino alla fine della guerra. Nel convento faceva un po' tutto quello che occorreva: curava il grande orto i cui prodotti venivano destinati alla mensa dei cappuccini e degli studenti che erano in convitto e la vigna, faceva il vino, portava a macinare il grano raccolto con la "cerca" al mulino di Calle di Luca . Ricordo con piacere uno dei frati del convento che ho conosciuto personalmente, Padre Angelico da Villarotta (Graziano Arvedo Bertini), pittore serafico che mi diede dei consigli preziosi per il disegno pittorico». Parlando, Nascimbeni estrae dal suo album di fotografie un'altra istantanea che lo ritrae da ragazzino, nei primi anni Sessanta, sull'altana della casa in cui abitava, in via S. Margherita. «In secondo piano, a sinistra, in questa foto si vede il tribunale ancora in fase di costruzione. Al posto del tribunale esisteva un palazzo che ho sempre visto disabitato, con un cortile dove c'era il negozio di Adele la carbonaia. In fondo a via S. Margherita, in angolo con via del Teatro, c'era la bottega di un falegname e, accanto, l'osteria Portora. Ricordo che davanti alla bottega del falegname, fra le colonne del portico, era sempre esposta una vecchia cassapanca: un giorno Giorgio, il garzone del falegname, con un gesso ci disegnò sopra una croce e ci scrisse il nome di un cliente abituale dell'osteria che si arrabbiò moltissimo e gli tolse il saluto per un pezzo! Diversi erano i negozi presenti nei dintorni - prosegue Nascimbeni - Negli anni '50-'60 in via S. Vincenzo, il negozio di alimentari di fronte al tribunale (l'unico sopravvissuto del quartiere) era in angolo con via Modonella e al suo posto c'era una esposizione di automobili (credo Nsu). Sempre in via S. Margherita, sotto il portico, c'era il negozio di vini di Lusetti , mentre in angolo fra via S. Margherita e via S. Vincenzo c'era la latteria Ferretti. In via S.Vincenzo, verso Canalgrande, c'era la fabbrica di timbri di Binazzi; in angolo fra via del Teatro e Vicolo Venezia c'era un magazzino di pesce; in via Modonella, arrivando da via S.Vincenzo, c'era Anceschi, un meccanico di biciclette, Corradi l'idraulico, la trattoria Mansueto, di fronte alla quale vi era un noleggio auto e accanto un barbiere e, in fondo, in angolo con via Fonteraso, c'era il negozio di Fantini il fruttivendolo. In via Campanella c'erano un forno e una latteria, in via Fonteraso, di fronte a via Campanella la salumeria di Spaggiari e nella piazzetta la macelleria equina di Guicciardi. E a proposito di negozi - conclude Nascimbeni - non posso non ricordare il mio preferito in Piazza Grande, angolo con via Castellaro: di un toscano, un signore distinto, che portava l'insegna "U.Fancelli", dal nome del proprietario. Era una bottega piena di soldatini di piombo, di tutti i tipi: in vetrina e sulle scaffalature che coprivano le pareti c'erano solo migliaia di soldatini! Chi era bambino allora non può averlo dimenticato...

Io lo ricordo molto bene! Questi soldatini non costavano poco quindi era una conquista riceverli in regalo e a scuola li si esibiva ai compagni come fossero trofe».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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