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Strategia “young” per Gaudì

L’azienda carpigiana conquista i mercati europei con la formula di una moda giovane per i giovani

Guai a nominare Dirk Bikkembergs in “casa” Gaudì perché, benchè il super presidente Stefano Bonacini stia ripercorrendo con ancora più successo le orme dello stilista belga con la passione per il calcio, la scaramanzia nel mondo del pallone la fa da padrona.

Con un’azienda ai vertici del fashion system di massa che conduce assieme a Roberto Marani dal 1995, Bonacini sta vivendo una splendida realtà anche nel calcio con il suo Carpi FC di cui è patron e main sponsor.


Come nasce questa miscela vincente tra fashion e football?
 

«Abbiamo un marchio giovane, dedicato ai giovani e quale veicolo migliore dello sport per far passare il nostro messaggio? Il calcio in Italia è quello più amato, io stesso ho giocato, come tutti, a pallone e quando mi è capitata l’opportunità di sponsorizzare club prestigiosi come Udinese e Genoa, non me la sono lasciata scappare. Tre anni fa, poi, con la fusione che ha visto come protagonista la mia Dorando Pietri e il Carpi, ho iniziato questa avventura in biancorosso. Unendo l’utile e il dilettevole così».


Qual è la filosofia di Gaudì?
 

«Abbinare delle politiche di marketing forti ad un pubblico di riferimento fatto soprattutto di giovani. Una moda giovane per i giovani, in sostanza. Uno stile fatto per corpi veri, che non siano per forza quelli dei modelli o delle modelle, per poter riscuotere sempre più consensi presso la nostra clientela di riferimento (che vogliamo ovviamente ampliare non solo in Italia, ma anche all’estero) che va dai 20 ai 35 anni».

Gaudì sta piacendo molto nell’Europa del Nord e sta incontrando il gusto soprattutto degli olandesi, dei francesi e dei tedeschi facendo segnare un netto segno più all’export che oggi assorbe il 30% del fatturato di Gaudì Trade, azienda che controlla Gaudì e che ha chiuso il bilancio 2011 con 58 milioni di euro, pari ad un aumento del 12% rispetto all’anno precedente e che potrebbe aumentare di un ulteriore 5% a dicembre nonostante la crisi.


Con dei risultati già ottimi quali sono i progetti per il futuro?
 

«Aumentare il reparto retail (la vendita al dettaglio, ndr) senza ombra di dubbio. È prossima l’apertura di un nostro monomarca a Roma e poi inizieremo una sorta di conquista dello Stivale che passerà da Verona fino ad approdare a Palermo. Di recente abbiamo riattivato l’ufficio dedicato alla produzione che segue il “pronto moda” che ci consente di proporre mensilmente alla nostra clientela un’offerta di 30 nuovi modelli mensili per uomo e 30 per la donna. Per il momento ci difendiamo abbastanza bene, siamo moderatamente soddisfatti e moderatamente positivi».

Gaudì produce sei collezioni all’anno: oltre alle stagionali uomo e donna, una linea per i bambini, svariate per i jeans, più una di accessori che comprende borse e cinture.


Riguardo al futuro del Carpi FC invece?
 

«Ragioniamo senza fare il passo più lungo della gamba. Non avendo lo stadio di proprietà, tanto dipenderà dai risultati che andremo ad acquisire nelle prossime settimane (il Carpi si giocherà la promozione in serie B ai playoff avendo raggiunto il terzo posto in Lega Pro. Dovrà affrontare con andata e ritorno il Sorrento, ndr). Aspettiamo queste finali e dopo, partendo da quel risultato, faremo le appropriate considerazioni e i rispettivi investimenti».


La nostra domanda di rito: come si vestono i modenesi?
 

«Il distretto tessile modenese è uno tra i più forti e ampi dell’intera nazione e quindi avendo a disposizione tutte le novità del settore è quasi naturale che chi abita nella nostra provincia e i modenesi in particolare abbiano un ottimo gusto nel vestire rispetto ad altre province sulle quali sarebbe meglio stendere un velo pietoso. La dipendenza dai brand è un male italiano, con picchi altissimi soprattutto in certe zone del nostro Paese. Qui c’è un’attenzione scrupolosa al modo di vestirsi che non può

che risultare piacevole sia all’occhio che per noi imprenditori del settore. Per osare indossando stilisti emergenti o non nascondersi dietro a grandi griffe, è necessario avere una grossa personalità e ancora non tutti i modenesi sono così “coraggiosi”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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