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«Noi donne in lotta per le strade»

Paola Nava racconta l’esperienza del femminismo nelle piazze modenesi durante gli anni Settanta

«Quel percorso di vita, quelle scelte che rappresentano un bagaglio ricco ed incancellabile di esperienza, quelle donne e quelle ragazze che eravamo hanno segnato un punto di non ritorno nella ricerca di un’identità femminile», racconta Paola Nava, classe 1946, ricordando il percorso modenese del femminismo, di cui è stata una delle protagoniste.

«Purtroppo in questi ultimi anni sembra di essere tornati indietro: i modelli di donne proposte dalla televisione e dai media in generale sono più oggetto che soggetto - prosegue la Nava, che fino allo scorso anno, dal 1980, ha fatto parte della cooperativa, poi società, “Le Nove”, lavorando sui temi legati ai tempi delle città, alla flessibilità del lavoro, alla conciliazione tempi di vita e di lavoro - All’epoca, alcune persone a me vicine hanno dimostrato un certa irrequietezza nei confronti dell’ambiente a cui aderivo - racconta la Nava (come si legge anche nel libro “Il movimento delle donne in Emilia-Romagna”, a cura del Centro di documentazione delle donne - Bologna, edizioni Analisi) - Tra queste vi era mia madre che mi ha sempre lanciato messaggi piuttosto ambigui, del tipo che bisognava avere dei principi, ovvero sposarsi, stare col marito, fare figli, però poi, di fatto, era una donna che non vedeva l’ora di scappare dalla vita che faceva. Io sono stata una delle poche che in quegli anni è stata in giro per l’Europa, conoscendo e vivendo una certa libertà. Il primo viaggio fu a Capo Nord, il secondo in Bretagna, il terzo in Grecia. Mi trovavo così ad avere una mamma che a Modena mi faceva frequentare un certo ambiente poi, però, mi spingeva a fare altro». Gli anni Settanta, a Modena come nel resto d’Italia, furono animati dalle grandi manifestazioni dei vari collettivi, che portarono a cambiamenti significativi per le donne, non solo di stampo ideale ma anche a livello legislativo: «Tre Re fu la prima sede del mio collettivo: nella prima fase ci si vedeva una volta a settimana, alla sera dopo cena … È nel tardo autunno del 1973, con la battaglia per il divorzio, che le nostre attività fecero un salto di qualità. Il collettivo di cui facevo parte ha sempre avuto momenti pubblici, che consistevano in interventi laddove se ne presentava l’occasione ma anche in semplice volantinaggio o partecipazione ad eventi. La foto che tengo in mano è della fine degli anni Settanta, gli anni della lotta per l’aborto, una lotta per la salute delle donne, perché le ragazze morivano a causa degli aborti clandestini. Si trattò di lotte propositive che hanno portato alla conquista di diritti e spazi fisici come i consultori dove le donne venivano curate e a una modificazione sostanziale della legislazione. Per quanto mi riguarda - conclude la Nava - il femminismo è stato importante ma non ha risolto le mie questioni esistenziali: il merito più grande che gli attribuisco è quello di aver rappresentato

una lotta per l’autonomia che mi ha permesso di capire molto i rapporti di genere, anche se non mi ha dato le chiavi della filosofia dell’esistenza». (Le foto pubblicate appartengono all'archivio Centro Documentazione Donna, Fondo Gina Borellini, Fondo Udi Modena, Fondo Anna Rosa Bassoli)

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