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Capannoni e fabbriche distrutte ma si vuole ripartire subito

Sono due gli emblemi della voglia di rialzarsi degli imprenditori finalesi. Giorgio Balboni, titolare della Fisa, ha visto crollare parte del suo capannone al polo industriale, ma ieri ha lavorato...

Sono due gli emblemi della voglia di rialzarsi degli imprenditori finalesi. Giorgio Balboni, titolare della Fisa, ha visto crollare parte del suo capannone al polo industriale, ma ieri ha lavorato sotto la pioggia per portare il collegamento internet alla centrale di coordinamento della protezione civile. Roberto Fabbri, titolare della ceramica Abk, invece, si mette in fila come tanti altri finalesi per segnalare i danni. «I forni si sono spostati – spiega – ci manca la corrente elettrica. Non so per quanto tempo dovremo stare fermi. Mi auguro poco». La conversazione viene troncata dal violento sisma delle 16. Tutti fuori di corsa dalla centrale.

Ma tutta l’economia finalese è in ginocchio. Serviranno settimane per ripartire: la Titan, l’Ansa Marmitte, la ceramica Panaria. Tutti pagano dazio al terremoto. I forni si sono spostati, i silos caduti, le scaffalature crollate. Addirittura c’è chi prevede almeno un mese prima di riprendere la produzione.

Anche il mondo degli allevamenti è in grossa difficoltà. I veterinari dell’Ausl hanno dovuto ispezionare diverse stalle, constatando la morte di almeno venti suini in via Abba Motto. Altri, in precarie condizioni, sono stati inviati al macello preventivo. I fienili

sono crollati, le stive distrutte o impossibili da riutilizzare. I danni sono ingenti. «Ci occuperemo dell’economia – chiosa il sindaco Ferioli – dobbiamo ripartire. E lo faremo anche grazie ai nostri imprenditori. Siamo una comunità, tutti dobbiamo restare uniti: il lavoro è una priorità».

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