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L’appello del parroco: 7 chiese da salvare

Urge salvaguardare il campanile del Rosario e del Seminario. Gravi danni anche al Duomo

Circa duecento persone hanno partecipato alla messa, organizzata nella tenda del santuario degli Obici. Nelle chiese della città era impossibile celebrare, tutti i luoghi di culto sono inagibili. «Ora ci sono due interventi impellenti da realizzare – spiega il parroco don Ettore Rovatti – salvaguardare il campanile della chiesa del Rosario e quello del Seminario. Le sette chiese del capoluogo hanno riportato gravi danni, ma dall’esterno sembrano molto più ingenti di quelli che effettivamente sono. In Duomo è caduto il timpano e alcune volte laterali. La chiesa dell’Annunziata è quasi intatta, servirà tempo, ma ce la faremo. Ricordo il terremoto del 1987, molte chiese furono rovinate, ma sono arrivati i fondi per restaurarle e abbiamo colto l’occasione. Nella chiesa della Buonamorte di piazza Garibaldi, per esempio, stavamo rifacendo il sagrato. Purtroppo il tempo può distruggere, ma non ci siamo mai persi d’animo e anche questa volta non lo faremo. E’ questo l’auspicio e la speranza che rivolgo ai cittadini finalesi. Non sappiamo dove celebrare le messe, il santuario degli Obici è l’unico luogo dove ritrovarci».

Intanto la situazione dei luoghi di culto preoccupa anche in prospettiva futura. Ci sono diversi matrimoni in programma, ma ora come ora nessuno può sapere se sarà possibile celebrare nelle sedi prescelte. Problemi minori, certo, ma per tornare alla normalità bisognerà procedere per piccoli passi e sposarsi è un segno di coraggio per il futuro.

Don Roberto Montecchi, invece, ha più volte passeggiato tra i finalesi nei minuti successivi alla scossa notturna. Ha dispensato parole d’incoraggiamento, guardando al futuro con grande serenità. Non c’è pace, invece, per don Oscar, reggente della chiesa di Reno Finalese. La struttura è compromessa,

un altro luogo dove fede e capacità aggregativa era diventato un tradizionale mix dovrà cedere il passo. Così come si dovrà attendere prima di rientrare nella chiesa di Massa: i danni sono evidenti, i massesi soffrono nel guardare quello squarcio nel tetto.

Francesco Dondi

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