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il racconto dei cittadini

Scout, strage evitata per miracolo

Dormivano nel teatrino della canonica. Don Tomek: «Stiamo uniti»

Erano, per fortuna, nella zona del teatrino parrocchiale. Se per dormire avessero scelto un’altra stanza, sarebbe stata una strage. I giovani scout, tutti bambini tra i 7 e i 10 anni, erano lì per un ritiro del gruppo Mirandola 1 e nel bel mezzo della notte sono stati svegliati dal boato.

Come don Tomek, il cappellano di San Felice, che subito si è precipitato all’esterno col parroco don Giorgio Palmieri. Erano in canonica, anche loro nella parte nuova delle opere parrocchiali, dove non ci sono stati danni ingenti. Si sono ritrovati all’esterno con davanti agli occhi quello che nemmeno si potevano immaginare: la cattedrale completamente crollata, un’auto sepolta dalle macerie, calcinacci ovunque. Anche in questo caso nessun ferito. Ma dopo la paura e vedendo la situazione si è preferito sospendere la due giorni degli scout, che nelle prime ore della mattinata, tra una scossa e l’altra, hanno fatto ritorno direttamente a Mirandola.

Attimi di angoscia perché le comunicazioni coi cellulari faticavano, tutti si erano riversati in strada alla bene e meglio anche nella zona del centro storico, quella maggiormente colpita dal sisma perché è lì che le chiese del paese sono crollate. Di fatto non ne è rimasta in piedi nemmeno una. In strada si sono riversati tutti, e in alcuni punti, quelli abituali già decisi dalla vita della comunità parrocchiale, alcune donne si sono ritrovate avvolte tra le coperte a recitare il rosario. Don Tomek e don Giorgio hanno subito capito che la situazione era grave: «Siamo andati in strada, e abbiamo visto quanto stava succedendo. Un disastro. Di fatto - commenta don Tomek - abbiamo capito subito che si trattava di una tragedia. E solo per fortuna i feriti non sono gravi. Non c’è più un posto dove pregare - dice don Tomek - ma ci organizzeremo,

magari anche nella zona dell’oratorio don Bosco - dalla parte opposta del paese - per continuare con la vita parrocchiale. Mai come in queste situazioni c’è bisogno di stare insieme e di stare uniti, perché il lavoro da fare sarà tanto». (d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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