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Controlli a tappeto nel paese deserto

Capannoni e case a pezzi, edifici pericolanti, dubbi sul castello. M a è ancora troppo presto per quantificare l’accaduto

Il torrione sta là. In piedi. Sono oltre mille anni che veglia su San Felice. È l'ultima sentinella rimasta.

«Venite via, venite via, il balcone del municipio è pericoloso, riparatevi da un'altra parte», urla il sindaco Alberto Silvestri.

Il paese è deserto. Il giorno dopo è iniziata la ricostruzione. Ma da dove? La conta dei danni non è ancora possibile farla.

«Il mio capannone è distrutto. Un altro pare danneggiato ma credo possiamo farcela», dice Alberto Facchini, titolare della Fap, una delle tante aziende che hanno subito danni dalla “bestia”. Ma una delle tante persone che anche a San Felice, come a Finale, Massa, Mirandola, Mortizzuolo, Camposanto, Novi, Concordia… sì perché i paesi aumentano come aumentano le scosse, come aumentano le ditte che alzano bandiera bianca. Come i cittadini che dicono in lacrime «stasera voglio dormire in una tenda. Voglio stare al sicuro».

«La situazione è pesante. Non c'è solo il patrimonio artistico e culturale. Ci sono case, attività rurali, eppoi quelle delle piccole medie imprese che hanno subito danni pesantissimi. Aiuti dallo Stato? Fino a questo momento non sappiamo nulla», dice il sindaco. Ha passato la notte a correre dove c'era una richiesta di aiuto. Un problema da risolvere. E quando aveva un attimo di riposo, lui come tutti i tecnici comunali, ha cercato un “tetto” nella sua auto. Insieme alla famiglia.

«Stiamo raccogliendo tutte le segnalazioni. Il campo allestito dalla Protezione civile di Trento, può ospitare fino a 350 persone. È incredibile quello che è stato fatto fino ad oggi. E so che avremo ancora più aiuti nelle prossime ore. Non saremo lasciati soli. La Regione è al nostro fianco - continua Silvestri - anche i rappresentanti del governo, il capo della Protezione civile Gabrielli è al nostro fianco e ha elogiato gli sforzi che tutti stiamo facendo. Dai cittadini a ogni Comune. C'è collaborazione da parte di tutti e se l'unione fa la forza. Qui c'è sia l'unione e c'è pure la forza per guardare al domani, al futuro con fiducia. Speranza».

Funziona a pieno ritmo anche il campo per ospitare gli anziani alle scuole medie e elementari che hanno resistito all'onda d'urto della scossa che alle 4,05 di lunedì hanno fatto tremare a morte la terra della Bassa. Altri sfollati sono alle scuole elementare. E altri ancora al centro Oratorio Don Bosco della parrocchia.

«Il teatro? Non siamo ancora entrati ma quelle crepe fanno paura. Il tetto? No. Non è crollato. Speriamo di salvarlo».

Poi lo sguardo al castello. «È impossibile dire se riusciremo a salvare la nostra ultima sentinella. Il torrione più alto. Le ferite sono gravissime. Evidenti. E le scosse continuano a ripetizione- dice l'ingegner Daniele Castellazzi, capo ufficio tecnico del Comune la cui casa ha subito danni - ora è importante mettere in sicurezza le famiglie. Gli anziani. I malati. Ed è quello che abbiamo già fatto finora. Pronti ad allargare i campi di accoglienza, perché altri mezzi e volontari sono in arrivo».

Nel pomeriggio si controlla il sottopassaggio ferroviario della linea Bologna-Verona. Si controllano i ponti. Si inizia a entrare nelle case per le prime prospezioni. È sicuramente troppo presto per tirare delle conclusioni sullo stato generale del paese dopo le devastazioni delle scosse telluriche.

Poi la sera, ragazzi, genitori, immigrati, tecnici, sindaco,

responsabili della Protezione civile, volontari fino a ieri dal volto sconosciuto si ritrovano sotto un violento temporale alla mensa del campo base di piazza del Mercato. Terremotati e soccorritori tutti insieme. Per dare un sorriso al giorno che verrà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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