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Imprenditori decisi a ripartire in fretta: «Non ci arrendiamo»

Pellacani (Teco): «Danni enormi ma non possiamo fermarci» Stear, Ods e Gm pronte a riaprire. I casi Serital e Di Quattro

Riprendere al più presto l'attività economica per fare in modo che il dramma provocato dal terremoto non alimenti danni economici prolungati nel tempo. È l'appello che unisce tutte le voci delle aziende colpite dal terremoto nei territori della Bassa modenese.

«Domenica – afferma Bruna Bianchini della Bianchini Costruzioni di San Felice – abbiamo pensato a dare una mano al paese. Ieri siamo arrivati in azienda e abbiamo trovato la casa colonica adiacente crollata, il tetto del capannone danneggiato e gli uffici sottosopra». Ma ci sono anche capannoni a cielo aperto, come quello della Di Quattro srl di Mirandola: 6mila metri quadrati e un tetto non più esistente, peraltro costruito 5 anni fa rispettando le normative antisismiche. La maggior parte delle aziende di Mirandola ha chiuso nell’attesa di una valutazione dell'agibilità. Nella stessa zona, ad avere ingenti danni è anche la Ptl di Luigi Mai, presidente della Cna di Modena. C'è persino qualcuno che sta valutando di chiudere del tutto l'azienda, come la Serital di San Felice dove sono crollati i due capannoni, i macchinari sono inagibili e manca l'elettricità elettrica. E c’è chi in qualche modo conta di ripartire in breve tempo, come la Stear di S. Felice, che ha subito danni ingenti al capannone, dove ha ceduto il soffitto.

Difficile fare stime, ma un indigesto primo bilancio qualcuno lo fa. Come la Teco di San Felice che ha “perso” un capannone (nuovo) pagato un milione di euro. «Non possiamo permetterci di fermarci – spiega Mirko Pellacani – il capannone non solo è inagibile, ma crollato completamente, ne ho altri due dove conto al più presto di spostare parte della produzione». «La mia priorità – afferma invece Patrizio Tralli, della Ods di Mirandola – è di fare al più presto lavorare tutti, bastano appena due settimane di mancate forniture per essere esclusi dal mercato. Difficile quantificare, ma forse arriviamo ad oltre un milione di euro di danni: si sono spostate colonne, travi, architravi, il tetto è crollato. Su 7mila metri quadrati, solo 1500 si sono salvati». Mancano persino le parole giuste per descrivere cosa si prova.

Come Lorella Ansaloni, della Garden vivai Morselli che afferma: «All'esterno i danni sono limitati, ma all'interno è crollato tutto e si tratta di diverse decine di migliaia di euro di danni».

Poi c'è chi vuole cominciare subito, ma aspetta che i propri dipendenti possano ritrovare

la giusta serenità. «Ho detto ai miei dipendenti – dice Gilberto Luppi, della Gm saldatura – di rimanere a casa 2-3 giorni, ma voglio riprendere al più presto. Il tessuto sociale è imperniato sulle pmi, se le fermiamo rischia di saltare il sistema sociale stesso». (f.b.)

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