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Scout solidali coi senzatetto

Quante mani, quante braccia sconosciute si protendono per aiutare la gente della Bassa… E quante testimonianze di solidarietà. Alle 8,30 un treno che transita sulla linea Bologna-Verona i cui binari...

Quante mani, quante braccia sconosciute si protendono per aiutare la gente della Bassa… E quante testimonianze di solidarietà. Alle 8,30 un treno che transita sulla linea Bologna-Verona i cui binari sono a non più di un centinaio di metri dalla vecchia canonica, dalla chiesa e ora dall'azzurro delle tende della Protezione civile che hanno invaso la piazza del Mercato di San Felice lancia il fischio. Rallenta quasi a passo d'uomo e ripete un fischio lungo. Un omaggio, il segno della solidarietà, l'abbraccio di chi sta viaggiando verso altri mondi, altre città e improvvisamente si trova davanti una scena spettrale. Le torri collassate dei terrapieni, poi chiesa, canonica, case crollate, e poco più in là sui binari ecco ergersi ancora maestosa e fiera la torre del castello che non si vuole arrendere guardando dall'alto le altre torre di guardia dell'antico maniero che hanno dovuto arrendersi alla “bestia”.

A metà giornata un altro sorriso. Un fornaio è riuscito ad aprire. Pane fresco che arriva su qualche tavola.

All'oratorio Don Bosco intanto gli scout e altri volontari che da sempre animano il centro giovanile parrocchiale portano conforto alla ventina di persone che non possono, almeno per il momento, rientrare a casa. Sarà questa la nuova parrocchia, la nuova canonica e pure la nuova chiesa dove fare la messa. «La mattina alle 7,30 e alle 18,30 come sempre», dicono don Giorgio e don Tomek. In campagna intere aziende agricole devono fare i conti non con il primo raccolto in arrivo, che da sempre coincide con i giorni di festa della trebbiatura ma con fienili crollati.

Tetti scoperchiati. Trattori finiti sotto le macerie. Danni su danni. Come le tante colonnine votive che pullulano campi, strade e incroci che sono state spezzate dalla forza del terremoto. «Rialzeremo anche quelle colonnine e quelle Madonnine», dice un anziano agricoltore tra le lacrime.

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