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Dai bimbi arriva l’allegria che spinge all’ottimismo

La vita nel centro accoglienza è diventata un motivo di gioco per i più piccoli «La mia casa distrutta dal terremoto. Ma io e il mio papà la riaggiusteremo»

Dopo il grande spavento, la rinascita s’incontra nei sorrisi e nell’ingenuità dei bambini, capaci di vivere anche le difficili condizioni di vita nelle tendopoli come occasione di festa e di gioco. Ore 15, centro di accoglienza di San Possidonio, in via Turati. Circa 200 le persone ospitate. I problemi sono altrove, lontano da quel campo semideserto, abbandonato per qualche ora dagli adulti. Qualcuno riposa nelle tende socchiuse, qualcun altro è in giro per svolgere quelle incombenze che una tragedia come il sisma sembra aver improvvisamente moltiplicato, pur nello sconvolgimento delle priorità quotidiane. Il silenzio del primo pomeriggio è però interrotto da urla di gioia che non ti aspetti. Appena dietro il campo, un parco giochi: altalene, qualche panchina, giostrine. È qui che Edi Benatti, educatrice del Comune di San Possidonio, cerca di tenere a freno la vivacità senza controllo di un gruppetto di bambini, seduti più o meno composti sopra una collinetta verde come se il sisma non li avesse minimamente scossi. C’è un’atmosfera festosa e felice che solo i bambini riescono a garantire. Hanno cinque, sei, sette anni. E lanciano bastoni in aria, per poi osservarne stupiti la traiettoria. Proprio mentre seguono con lo sguardo il volo di un ramoscello, si accorgono di un nuovo gioco alla loro portata: una telecamera e un microfono, sui quali partono subito all’arrembaggio. «Avete saputo del terremoto di Bologna?», dice al microfono una bambina con il visetto vispo. L’educatrice la corregge: «Il terremoto c’è stato a Modena». Allora la bimba ci pensa un po’ su e poi aggiunge: «Bologna però è stata distrutta, cioè Modena». Mentre lo dice, un ragazzino le strappa il microfono di mano: «A casa mia era caduto un bicchiere». A quel punto, come in una scuola, parte spontaneamente una gara a chi pronuncia la frase migliore sul tema “Il terremoto”. «Alcune case a San Possidonio sono crollate». E poi: «Il terremoto ha distrutto tutto». Nel palmares delle frasi più belle, indubbiamente quella di un bambino di colore: «La mia casa era distrutta ma il terremoto è già morto. Abbiamo “impaurato” tanto e tantissimo». Non è da meno neanche una ragazzina,: «Abbiamo tanta paura, ma c’è anche un bellissimo sole:

non come ieri che c’era freddo e la pioggia». Qualcuno fa notare che la sua casa «è già rotta». Ma non sembra averne paura: «Io e il mio papà la rimettiamo bene a posto».

Evaristo Sparvieri

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