Menu

L'affaire Cobain con gli Orthographe

Gradito ritorno a Vie per la compagnia che propone “Una settimana di bontà. Stagione 2” al Dadà

Sarà stata Courtney Love a sparare a Kurt Cobain? Torna a Vie il gioco dei complotti di Orthographe con "Una settimana di bontà_stagione 2", stasera alle 18.30 e domani alle 23 al Teatro Dadà di Castelfranco Emilia.

Lo spettacolo mutua il titolo dal libro d'artista di Max Ernst "Une semaine de bonté", un collage di immagini prese da novelle ed enciclopedie d'epoca vittoriana. E se Ernst si dilettava in un copia e incolla surreale quanto violento, gli Orthographe non sono da meno. In bilico tra arte visiva e performance, il progetto si sviluppa su più livelli espressivi e fa uso di differenti linguaggi, dal quiz televisivo al gioco da tavolo.

Nella prima stagione, vista durante la scorsa edizione di Vie, gli spettatori erano costretti a muoversi attraverso "stazioni" abitate da presenze prelevate direttamente dalla tele-realtà quotidiana. Tra tifosi intenti a guardare la finale dei mondiali 2006 come se si stesse svolgendo hic et nunc e spettatori impegnati in una sessione di chat-roulette, ci si poteva dilettare in una partita di "Cobain Affaire$$$", un nuovo gioco da tavolo ideato dagli stessi Orthographe.

In "Cobain Affaire$$$" il giocatore si trova a vestire i panni di un giornalista che indaga sulla morte del leader dei Nirvana e deve scovare quante più informazioni possibili muovendosi tra Roma, Los Angeles e Seattle, ottenendo dossier da rivendere a un editore, non senza ostacolare gli avversari. Un gioco apparentemente innocuo, ma che nasconde regole spietate, dove i moventi sono gli stessi del tardocapitalismo: il controllo delle informazioni e il guadagno facile.

Proprio partendo da questa indagine si apre la seconda stagione, dove il gioco è inserito nel contesto di una trasmissione televisiva a premi con tanto di presentatore (interpretato da Silvano Voltolina), vallette e band dal vivo (gli Jooklo Duo).

In merito alla seconda stagione, il regista del gruppo Alessandro Panzavolta ci dice: «Si tratta di un'indagine sugli esiti dell'intrattenimento odierno e sulla fruizione di un'immagine televisiva che si pone come sostitutiva di molte relazioni sociali. La televisione è stata la porta di ingresso di una modalità in cui un palinsesto emozionale collettivo risponde al bisogno di socialità: per passarsi il pomeriggio non servono più le chiacchiere di quartiere con i vicini, basta la De Filippi».

Il gioco - come larga parte dei prodotti culturali postmoderni - assume così una doppia lettura. Una lettura low, puro sciacallaggio mediatico della rock star deceduta, e una high, stratificata riflessione sul mondo dell'entertainment e sull'obsolescenza pianificata dei nostri miti ben esemplificata dalla figura messianica di Kurt Cobain.

Come l'uccellaccio presente nei collage di Ernst, Orthographe ci trascina per i piedi in un territorio fuori dai confini del teatro dove, citando il Gibson di "Neuromante", "Il cielo ha il colore della televisione sintonizzata su un canale morto". Sembra di essere scivolati nel cuore della postmodernità. É chiaro che lo scopo non è il game play, ma una riflessione sulla contraffazione dell'informazione

mediata, di cui volenti o nolenti siamo sempre più ghiotti, tanto da comprare una scatola di "Cobain Affaire$$$" per portarcela a casa. Lo spettacolo fa parte del progetto "CODA - Teatri del presente" realizzato grazie all'accordo GECO 2 su iniziativa della Regione Emilia-Romagna.

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro