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“Imbragato” il trittico del 500 Oggi sarà rimosso dalle macerie

Ieri la prima fase della spettacolare operazione dei vigili del fuoco nella chiesa parrocchiale La città chiede che resti a San Felice. Oggi arriva una delegazione nazionale di Italia Nostra

SAN FELICE. Sei ore di intervento, tanto spettacolare quanto spericolato, condotto dagli esperti dei vigili del fuoco, coordinati da terra dalla Soprintenza. Ma il salvataggio del Trittico Cinquecentesco di Bernardino Loschi, l’opera più importante della storia culturale di San Felice, miracolosamente scampata al bombardamento di domenica, è stato rinviato a stamane. Gli scalatori dei pompieri. imbragati e calati dall’alto dalla gru piazzata nei pressi della chiesa parrocchiale del capoluogo, hanno infatti dedicato l’intero pomeriggio di ieri prima a documentare la situazione e i pericoli. E poi è stata messa in sicurezza la parete, demolendo le parti pericolanti, puntellandone altre e proteggendo così dal rischio l’opera d’arte da ulteriori e prevedibili scosse.

«A questo punto siamo pronti per la rimozione», hanno detto ieri gli esperti, provati da un lavoro estenuante, per la delicatezza e la difficoltà di una operazione inusuale.

Oggi così è prevista l’ultima fase, che ieri è stata seguita da vicino da Stefano Casciu e Daniela Feriani, della Soprintendenza ai beni storico Artistici di Modena e da Carla di Francesco, della Soprintendenza regionale ai Beni culturali . Alle operazioni hanno presenziato anche il parroco don Palmieri e un delegato dell’Ufficio Diocesano dei beni culturali, accompagnati dal custode Antonio Cantiello, protagonista di altri salvataggi in questi giorni. Oltre ovviamente alla squadra del Saf (soccorso Speleo Alpino Fluviale) dei vigili del fuoco, i veri eroi di questa emblematica operazione.

Il trittico dell’autore carpigiano, censito in tante pubblicazioni relative al territorio poi verrà presa in custodia dalla pubblica amministrazione, per verificarne lo stato.

«Le opere salvate restino a San Felice», chiede intanto un comitato di San Felice.

Oggi poi sarà nella Bassa anche una delegazione nazionale di Italia Nostra, che a San Felice ha una sua storica sezione. L’intendo è promuovere una capillare raccolta di dati e informazioni per documentare le numerose opere d’arte e architettoniche che il sisma e una frettolosa ricostruzione potrebbero spazzare via dalla memoria di San Felice. Circostanza che preoccupa anche esperti di fama nazionale: il critico Vittorio Sgarbi, con loro, ha pubblicamente chiesto che i monumenti vengano fedelmente ricostruiti.

Una San Felice che prova a tornare alla normalità per quanto riguarda i servizi. Il Comune inagibile opera nella sede staccata di via Casarino, dove continua la fila di quanti segnalano danni agli immobili, le banche stanno attrezzandosi in modi diversificati per offrire i loro servizi, così come la Cisl che ha riaperto una sede staccata presso

l’oratorio don Bosco. Anche le Poste stanno tornando alla normalità: 16 gli uffici riaperti ieri, inclusi Motta, San Possidonio e Novi. San Felice, così come Mirandola, Finale e San Giacomo, possono contare invece sugli uffici mobili allestiti presso i campi di accoglienza per i profughi.

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