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Tre morti nell’azienda che voleva ripartire

Alla Bbg hanno perso la vita il titolare, un dipendente e un operaio esterno Enea Grilli, Vincenzo Iacono e Eddy Borghi le vittime estratte dalle macerie

MIRANDOLA. Doveva essere il giorno della ripresa. E invece è diventato il giorno della morte. Una morte tanto tragica quanto beffarda per chi, come i tre operai della Bbg di San Giacomo Roncole, ieri mattina si era ritrovato all’interno del capannone pensando di poter continuare a lavorare. Riprendere a lavorare dopo la paura di domenica scorsa, che già aveva messo a dura prova i cittadini della Bassa, non era una prova di coraggio ma la voglia di ricominciare per rialzare un territorio collassato. E loro erano lì, puntuali, al loro posto, dove i sopralluoghi e le verifiche dei tecnici avevano dato un esito positivo: si poteva rientrare, perché la struttura era nuovamente agibile. Lo avevano anche scritto sul sito, rassicurando tutti i clienti, dopo il sopralluogo dei tecnici. Ma è stata solo una tragica illusione.

I tre morti, però, questa volta ci sono davvero. Si tratta di Enea Grilli, il titolare, uno dei soci della Bbg. Vincenzo Iacono, un dipendente. Eddy Borghi era un operaio esterno, che ieri mattina si trovava lì per posare un pavimento.

Tutti si trovavano nella parte anteriore dell’azienda, quella che si affaccia su via di Mezzo, la strada che taglia a metà la zona industriale dove si affacciano tutti i capannoni di San Giacomo Roncole, a metà tra Medolla e Mirandola.

Avevano anche lasciato le porte aperte per eventuali fughe all’esterno, ma nemmeno quelle sono bastate. La maggior parte dei dipendenti si è fortunatamente riversata nella parte posteriore, chi è scappato sul lato sinistro o è scampato d’un soffio alla tragedia o, purtroppo, ne è diventato vittima.

Vigili del Fuoco, ambulanze e Protezione Civile sono arrivate dopo pochi minuti. L’allarme è stato dato immediatamente, non appena si è capito che delle trentacinque persone presenti all’interno dell’azienda al momento del crollo, tre mancavano all’appello.

I vigili del fuoco hanno coordinato le operazioni e hanno cominciato a scavare tra i detriti con ogni mezzo. E un’altra illusione, quella dei primi minuti, ha turbato la mattinata. Già, perché le prime due persone estratte dalle macerie erano vive, e se la caveranno. E così si pensava che tutto potesse volgere al meglio. E, invece i minuti cominciavano a passare inesorabilmente. I vigili del fuoco calati col verricello. Il drone in azione con una telecamera aerea ad alta definizione. Zagor, il cane che aveva già salvato vite umane, a correre tra i detriti. E tutti i soccorritori a mani nude, per trovare uno spiraglio di vita, un grido, un segnale. Nulla di tutto ciò. Contemporaneamente si è deciso di cominciare a chiamare i numeri di cellulare delle tre persone che mancavano all’appello. Nulla. La tensione, sulla strada, cominciava a salire. La speranza è diventata presto preoccupazione, poi la disperazione, perché segnali non ne arrivavano.

Fino ad un gesto, l’ultimo, disarmante, quando un vigile del fuoco ha alzato le braccia al cielo ad indicare la fine delle ricerche per la tragica conseguenza che ormai era sotto gli occhi di tutti. La zona è stata ulteriormente transennata, le telecamere delle televisioni allontanate da chi aveva appena incontrato un tragico destino.

Si sparge la voce anche tra Medolla e Mirandola, in tanti si radunano lungo la strada, intanto chiusa al traffico. La terra trema ancora. È la seconda scossa di una certa intensità, che arriva proprio mentre i sanitari procedono al recupero dei tre corpi. Tutti fuori di corsa, piovono altri detriti. Ma si ricomincia. Per rispetto e per dignità.

E mentre le ambulanze si preparano a caricare i corpi senza vita di Eddy Borghi, lì per caso e molto conosciuto

nel mondo del calcio dilettantistico sia come allenatore che come giocatore, Enea Grilli, uno dei titolari, e Vincenzo Iacono, operaio, arrivano anche i parenti delle vittime. Scene di umana disperazione. Senza che nessuno riesca a darsi un perché.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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