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Una tendopoli nel bosco per anziani e disabili

I bresciani in soccorso della locandiera Marta allestiscono campo con 40 ospiti Dogaro: l’integrazione si fa con il capo italo-marocchino e con cucine separate

SAN FELICE. Sono arrivati e si sono presi cura degli anziani e dei disabili che non volevano allontanarsi dalle loro case. E così è sorta una tendopoli sotto un pioppeto, allestita da un gruppo di volontari venuti da Brescia per portare gli aiuti nelle borgate, dove la macchina dei soccorsi fatica ad arrivare. Accade tra San Felice e Mortizzuolo, dietro la trattoria della mitica Marta di via Forcole. Anche lei - la Marta - è tra gli sfollati, anche lei è bloccata nell’attività dalla inagibilità della sua mitica locanda. La locanda dove sostava ogni giorno Don Giorgio Govoni e che ha reso la titolare famosa in Italia - anche dopo l’amicizia sorta con l’attore Giulio Scarpati - tra quanti si dedicano all’assistenza e alla cura del prossimo.

«Ci ha informato un amico comune - spiega Tersilla Fiorella Tanghetti, della associazione “Minelli onlus - Movimento europeo diversamente abili” - un amico di Marta e nostro. Così siamo partiti. Non abbiamo voluto interferire con la Protezione civile, che sa gestire benissimo i campi, ma cercare di dare conforto alle persone sole, in zone isolate».

La tendopoli dell’associazione bresciana è presto cresciuta: «Ora contiamo 40 ospiti - prosegue Tersilla - mentre alternandoci, noi volontari siamo una settantina».

Il campo è stato allestito in un pioppeto messo a disposizione dai proprietari. «Abbiamo anche allestito a Reggiolo un campo simile», aggiunge Tersilla, che nella vita è titolare di due imprese di lavorazione delle pietre. «Tutti i proventi di queste ditte li ho destinati ad opere umanitarie. Un impegno spesso non facile, a volte costellato da problemi e invidie che non ti aspetteresti neppure. Ma noi andiamo avanti».

Ieri giovani e anziani (tra cui quattro ultraottantenni che non vogliono allontanarsi dalle loro case) hanno chiesto l’aiuto dei volontari bresciani e le tende sono arrivate anche per loro.

Nelle borgate accade così che l’umanità si consolida in inattese forme di aggregazione. È anche il caso di Dogaro, dove al campo sportivo è sorta spontanea un’altra tendopoli, il cui capo è Fathallah Lafdili, marocchino con cittadinanza italiana. «Abito qui vicino, nelle ex scuole dichiarate inagibili - spiega - dopo la scossa del 20 siamo corsi qui, all’aperto. Poco alla volta è nata una organizzazione: oggi ospitiamo 113 persone, grazie al materiale che ci hanno recapitato la Croce Verde di Adria e l’associazione internazionale di volontariato “Shelter” che ci ha fatto arrivare le tende dall’Inghilterra». Nel campo convivono persone di diversa etnia: «Sono tutti dogaresi - precisa Fathallah, operaio alla Manitou e componente dell’associazione “Dialogo Culturale” che aveva sede

nelle scuole- oggi sono 73 musulmani e 40 cristiani. Per accontentare tutti abbiamo organizzato due cucine, tenendo conto nella assegnazione delle tende delle condizioni personali e delle case. Teniamo in ordine e facciamo attività, tutti compatti in attesa che questa emergenza si risolva».

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