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"Pronto a dare la sveglia se qualcuno si distrarrà"

Ha ricordato la ricostruzione del Friuli e dell'Umbria e si è commosso: "Come ad Assisi e Gemona, anche Mirandola risorgerà più bella"

MIRANDOLA

Sul finire del suo breve, poco più di sette minuti, ma intenso discorso, il Presidente usa una frase a effetto, che vale più di mille auspici.

«Noi siamo una grande nazione, che non può venir meno ai suoi doveri quando una parte di essa è ferita a morte. Quello che vedo e ascolto lo trasmetterò a chi ha nella nostra Costituzione la responsabilità di prendere le decisioni, governo e Parlamento, ma qualcosa, state tranquilli io posso farla. Il nostro Stato ha precisi doveri verso chi soffre, ma casomai qualcuno si distraesse anche dopo, una volta finita l’emergenza, io sono pronto a dargli la sveglia e lo farò». L’applauso, condito da un “bravo” è prolungato.

Napolitano saluta e chiede a tutti di essere informato presto. Il significato della visita del Presidente a Mirandola è in queste parole: attenzione, partecipazione e un impegno a vigilare perchè questa terra, «sconosciuta a molti sino al terremoto, ma capitale tecnologica e produttiva che l’Europa ci invidia», riparta più forte di prima. Il discorso del presidente si apre con una precisazione: «Non potevo venir qui se non col decreto firmato. L’ho fatto a occhi chiusi per far ripartire l’economia, riaprire le fabbriche e riportare i campanili dell’Emilia all’antico splendore. Sappiate – continua il presidente – che nel decreto c’è lo zampino del vostro presidente Errani; è stato scritto con la massima attenzione per le esigenze vere, per i bisogni urgenti e per le scelte di prospettiva. Non ho dubbi che l’Emilia risorgerà», ha ripetuto Napolitano spiegando che il decreto firmato mercoledì sera e non ancora conosciuto dai sindaci sarà «utile visto che contiene norme efficaci e buoni elementi per far ripartire con la sicurezza indispensabile l’attività imprenditoriale». Il presidente colpito dalle chiese e dai campanili distrutti visti dall’elicottero sa che il sisma ha bloccato uno dei gioielli dell’economia italiana. Ma il messaggio di vicinanza e conforto è sempre accompagnato dalla speranza. «Da ministro dell’Interno poche ore dopo il sisma del settembre del 1997 mi recai ad Assisi, e vidi le macerie della Basilica, come vidi in un filmato il Duomo di Gemona distrutto. Adesso la Basilica è più bella di prima e le terre friulane sono un simbolo e un esempio per tutte le comunità esposte a simili catastrofi. Le vostre le nostre fabbriche saranno rialzate, e il miracolo compiuto sulla basilica di san Francesco si ripeterà, io non ho dubbi. Voi siete forti avete il senso della socialità, dello stare insieme, del ricostruire insieme. Ci vuole spirito di sacrificio, solidarietà, e pazienza, capacità di coesione nel tempo. Bisogna durare perchè passerà del tempo prima di

riuscire a fare quello che è indispensabile per tornare a vivere normalmente, ma non temete di poter essere dimenticati». L’applauso finale che accompagna le parole del Presidente è la migliore risposta di una terra martoriata che non si è arresa. (g.cen.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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