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Il sindaco furioso: «Chi contesta sbaglia, lo Stato è con noi»

Maino Benatti: chi urla e sbraita è qui solo per fare teatrino

MIRANDOLA

«Là dentro, sotto quel tendone, ad ascoltare le parole del capo dello Stato, c’era chi ha sofferto, chi si è messo a disposizione per aiutare gli altri, chi si è mobilitato per trovare una via d’uscita a tutto questo; c’era la gente vera e quella gente lì ha applaudito, si è commossa, ha ben compreso che lo Stato c’è, è qui con noi, al fianco dei cittadini». Scottato dalle contestazioni a Napolitano, ma fermo nel suo giudizio è il sindaco di Mirandola, Maino Benatti. A visita terminata, è uscito dalla tensostruttura e, tolta la fascia tricolore, si è diretto a passo veloce verso il Com, il centro operativo comunale, luogo da cui da giorni tiene monitorata la situazione dell’emergenza in città. È di nuovo al lavoro, al suo posto, come i tanti dipendenti comunali che dall’alba al tramonto non mollano la presa. Benatti ha parole durissime contro i contestatori urlanti, quelli dei fischi e dei cartelli che non hanno certo mancato di farsi sentire e vedere. «Questa gente è venuta fin qui solo per fare gazzarra, molti non sono nemmeno di Mirandola. Che vadano altrove per questi teatrini, qui i mirandolesi sanno bene cosa è accaduto, sanno bene il valore di questa visita e sono contenti di avere avuto qui il primo rappresentante dello Stato. Ho visto Napolitano commuoversi più di una volta di fronte alle nostre difficoltà, ci ha espresso vicinanza, un’umanità di cui abbiamo bisogno, che tutti i presenti hanno avvertito». Poi rilancia, pensa al futuro, a come ripartire, con progetti e scadenze. «Già oggi avremo un’altra riunione con rappresentanti delle imprese e professionisti per leggere il nuovo decreto. È da lì che dobbiamo ripartire per far tornare la gente nelle case e nelle aziende. Non vogliamo che qui diventi un deserto e non permetteremo che accada. Bisogna rinsaldare i rapporti sul territorio, tra tutte le forze sociali ed economiche, è la strada giusta e abbiamo tutta l’intenzione di percorrerla». Solidarietà istituzionale, dunque, per Mirandola, la presenza del presidente della Repubblica a sancire un patto stipulato tra questo territorio e lo Stato. Poi di nuovo tutti al lavoro, senza perdere un solo minuto. Perchè a Mirandola ci sono 25mila sfollati, cinquemila persone rimaste senza casa, più di mille aziende con problemi e una settantina di edifici pubblici danneggiati. Una decina le squadre al lavoro per i sopralluoghi e «centinaia di persone che non si fermano un attimo per aiutare

chi ha bisogno» dice il presidente del consiglio comunale, Andrea Venturini. Scout, Misericordia, Anpas, Croce Blu, Protezione Civile, i volontari della Franciacorta e del circolo Acquaragia: tutti in trincea, qui è così.

Claudia Benatti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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