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Napolitano assicura: «Non resterete soli»

Il presidente della Repubblica a Bologna ha incontrato i sindaci dell’area colpita

di Davide Berti

INVIATO A BOLOGNA

Era il giorno del Presidente. Poteva essere una classica passerella istituzionale. Ma Napolitano, già in passato, ci aveva abituato a non essere mai banale. Ieri è arrivato a Bologna, per incontrare tutti i rappresentanti dei comuni colpiti dal sisma, con la prima vera risposta da dare al nostro territorio: il decreto di emergenza. Quello che in tanti avevano annunciato e che finalmente, nella serata romana di mercoledì, è stato firmato: «L’ho fatto ad occhi chiusi». Ed è qui che è arrivato l’unico, vero, grande applauso di una platea emozionata, che per qualche ora si è distratta, solo fisicamente, da macerie e sfollati. C’erano i sindaci ad attendere la prima vera risposta che doveva ancora arrivare «quei sindaci - ha detto Napolitano in avvio del suo discorso che in certi punti, emozionati - è stato quasi una testimonianza - che sono il fondamento della democrazia, pilastri della Costituzione».

Il primo Napolitano è pratico: «Dobbiamo darci da fare perché riprendano le attività in condizioni di sicurezza. Nel decreto è stata trovata una soluzione accorta ed equilibrata che consenta una dichiarazione di agibilità temporanea, in maniera da evitare fino alla definitiva certificazione di piena sicurezza degli impianti che si resti in attesa troppo a lungo, perché questo potrebbe essere fatale». Insomma, afferma il capo dello Stato, bisogna «evitare che se ne vadano aziende che non possono riprendere in tempi brevi l’attività». In questo lavoro di cucitura, ha svelato Napolitano, c’è molto anche delle nostre terre: «C’è lo zampino del presidente Errani», e c’è anche quello del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, insieme al Napolitano al momento della firma del decreto.

Il Presidente della Repubblica si è anche emozionato, ricordando i disastri naturali del passato e guardando al futuro pensando a quanto siamo già stati capaci di superare: «Nessuno vuole che voi facciate da soli, lo Stato è qui. C’è un limite anche allo slancio e alla buona volontà di questa terra. Dev’esserci, invece, uno spirito di solidarietà, d’impegno comune e condiviso, non di scarico di responsabilità nè di ricerche e contestazioni recriminatorie».

Poi il Napolitano che non crede al fatalismo e punta l’indice: «È vero - conferma - i terremoti non si possono prevedere, ma la prevenzione è un dovere». «Abbiamo delle vittime da piangere, e non sono poche, hanno pagato con la vita certe circostanze. Essere schiacciati dalle mura del luogo dove si lavora è uno spettacolo che ferisce. È un problema che dobbiamo affrontare». E si deve partire proprio «rivedendo il piano di sicurezza nazionale» che evidentemente ha delle lacune.

Bisogna soprattutto «ricalibrare»

la mappa sismica della Penisola. La nostra provincia, in questo senso, ha già pagato. Fin troppo. E qui, ancora una volta, la quarta nel suo discorso, ha ripetuto il suo mantra, tra abbracci e inviti ad essere coraggiosi: «L’Emilia si rialzerà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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