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Napolitano tra gli sfollati tra fischi e applausi

Il presidente della Repubblica ha visitato il campo Friuli, c'erano anche i sindaci della Bassa. Ad attenderlo anche i contestatori

di Claudia Benatti

e Giuseppe Centore

MIRANDOLA

Mirandola si è fermata ieri per l’arrivo del capo dello Stato; si è aperta una parentesi nella brulicante attività di una cittadina che tenta di ritrovarsi e ricostruirsi dopo il terremoto devastante. Tutte le forze in campo, dai volontari alla pubblica sicurezza, si sono concentrate sull’arrivo di Giorgio Napolitano, che «è venuto a ricordarci che lo Stato c’è» ha detto il sindaco Maino Benatti. Ma la rabbia dei terremotati, degli sfollati, degli imprenditori, di chi ha perso poco, tanto o tutto, ha segnato anche la visita istituzionale forse più attesa tra tutte. Il presidente è stato infatti accolto, sì, con molti applausi di chi era lì per «ascoltare parole di speranza», ma anche dai fischi e dalle urla dei contestatori. Parole gridate non contro l’uomo, ma contro ciò che rappresenta e che tanti, nella loro esasperazione, sentono «troppo lontano». Poi c’erano quelli che non si sono sbracciati nè sgolati, ma che, spiegano, non si fanno illusioni, «perché Napolitano arriva qui dopo 19 giorni dai primi crolli e andrà a finire che a rimettere in piedi la baracca dovremo arrangiarci». «La passerella si è arricchita di una nuova stella, ma noi - ribadisce il cognato di Biagio Santucci, uno degli operai morti nei crolli - vogliamo fatti, non cerimonie». L’elicottero sul quale ha viaggiato Napolitano è atterrato al campo di via Posta intorno alle 16.30. Pochi minuti dopo la sua auto, scortatissima, è arrivata alla tendopoli tra il palazzetto dello sport e la piscina, il campo gestito dalla colonna friulana della Protezione Civile. Ma il Presidente non era atteso solo al campo. In tanti, come dalle comunicazioni poi disattese, lo aspettavano anche all’ingresso della zona rossa, in centro, proprio davanti alle transenne di piazza Costituente. Là infatti avrebbe dovuto fare una prima tappa, per visitare velocemente uno dei punti più martoriati della città. Ma, all’ultimo momento, c’è stato il cambio di programma, forse perché i tempi si facevano stretti, entro sera era atteso anche nel Ferrarese, in particolar modo a Sant’Agostino, paese che ha pagato anch’esso il suo tributo di morti. Un centinaio di persone ha presidiato però il centro, dove i pannelli pubblicitari e i cartelli stradali erano stati tappezzati con le copie di una lettera dai toni amari che un professionista locale, Paolo Manzini, ha spedito nei giorni scorsi «non solo a Napolitano, ma anche a Monti e agli enti locali». La tappa mirandolese del presidente della Repubblica si è concentrata, dunque, sul campo degli sfollati, dove ad attenderlo c’erano il sindaco Maino Benatti e gli altri sindaci della Bassa, il presidente della Regione Vasco Errani, il presidente dell’assemblea legislativa regionale Matteo Richetti e quello della Provincia Emilio Sabattini, oltre a questore e prefetto. C’era anche il vicepresidente della Regione Friuli, Luca Ciriani: «È un motivo d'orgoglio aver ricevuto il presidente della Repubblica al campo gestito dalla nostra Protezione Civile». Sotto una tensostruttura che ospita la mensa il presidente ha incontrato un pubblico scelto di volontari e di sfollati. Prima del loro ingresso l’intera area è stata abbondantemente bagnata e i teloni sono stati sollevati per tentare un abbozzo di ventilazione. Poi sono entrati in azione i carabinieri e i poliziotti che hanno controllato la tenda, anche con i cani antiesplosivo dell’Arma provenienti dal nucleo di Bologna Ice e Pluto. Ogni angolo è stato verificato, così come i cronisti che sono stati fatti passare da un ingresso laterale secondario. Tra loro anche due esponenti del sito antagonista Infoaut, che fanno riferimento al centro sociale di Modena Guernica; questi pur avendo avuto regolare accredito, poco prima dell’arrivo del Presidente sono stati portati via di peso dall’area stampa. Nel frattempo il tendone si era lentamente riempito, con delegazioni dei volontari (una di queste ha donato una maglia personalizzata al Presidente)e di residenti in campo: le percentuali non corrispondevano alla reale distribuzione nel campo: gli stranieri, maggioranza nella tendopoli, erano in minoranza nella sala. Molti si avvicinavano all’unica macchina che distribuiva caffè e bibite, guardavano incuriositi il forte dispiegamento di forze e poi si allontanavano, quasi ignorando l’evento. Dentro il caldo si faceva sentire, fiaccando la resistenza anche dei tanti dipendenti comunali di Mirandola impegnati come in trincea in questi giorni. L’arrivo del presidente ha ravvivato gli animi: il suo ingresso avviene alle 16,45; venti minuti dopo, è ripartito. Ma in questo seppur breve lasso di tempo Napolitano ha potuto sentire, prima dalle parole del sindaco, che lo ha salutato abbracciandolo, poi dagli sguardi fieri della gente, quanta sia forte la volontà di ripartire.«In questi giorni abbiamo sentito vicino le istituzioni, la gente del Paese, i volontari che mirabilmente gestiscono questo campo – ha detto Maino Benatti – ma soprattutto abbiamo sentito la vicinanza di Lei, signor presidente, che ci ha ascoltato e confortato anche quando tutto sembrava perduto. Noi ci rialzeremo, e la aspettiamo qui quando Mirandola tornerà come

era». Il presidente ascolta attento e commosso e risponde subito all’auspicio del sindaco. Più volte la sua voce si incrina, soprattutto quando esorta a non arrendersi. Venti minuti intensi. Poi via, di nuovo in elicottero verso Crevalcore e Sant’Agostino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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