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“Norme troppo rigide per far ripartire le aziende”

Il presidente di Confindustria Pietro Ferrari: “Proporremo modifiche”

«Troppo rigide le norme per far ripartire le imprese che non hanno subito danni».

Non si è fatta attendere la reazione del presidente di Confindustria Modena sul decreto del governo con il quale si sarebbe dovuta chiarire l'ordinanza del capo della protezione civile, Franco Gabrielli, circa l'agibilità delle strutture produttive nei comuni colpiti dal sisma. Il capo degli industriali geminiani si dimostra al quanto perplesso su alcuni punti del decreto sulla ricostruzione e auspica delle modifiche. «Ovviamente - afferma il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari - non si mette in discussione l'obiettivo della massima sicurezza, che è sempre stato e continua a essere una priorità assoluta per Confindustria Modena. Ma si denota una rigidità ancora troppo forte e generalizzata nel punto in cui il decreto cerca di coniugare la sicurezza con la necessità di ridare fiato alle imprese». Sotto la lente di ingrandimento di Ferrari vi è in particolare l'articolo 3 del decreto del 6 giugno, che secondo Confindustria dovrebbe essere modificato. «Così com'è – prosegue il presidente Ferrari – impedisce di fatto la ripresa dell'attività anche per le aziende che non hanno subito danni e i cui capannoni sono stati verificati dai tecnici dopo aver sopportato le scosse più forti». In sostanza ciò che accade è questo: alcune imprese residenti nei comuni citati dal decreto (che ricomprende un'area allargata rispetto ai comuni dell'epicentro) fortunatamente sono rimasti illese dopo le tre violenti scosse, i capannoni sono agibili, privi di alcuna lesione, ma impossibilitati ad aprire perché privi dell'agibilità sismica. «Ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – prosegue Ferrari – ha dichiarato che solo la nostra esperienza sul campo può dire se questo decreto funziona. Ebbene, su questo punto è essenziale intervenire».

Confindustria Modena, difatti, ha già elaborato una proposta di modifica che invierà nelle sedi competenti. «Vorrei precisare – puntualizza Ferrari - che gli emendamenti che noi proponiamo facevano parte di una relazione tecnica per l'emergenza post sisma che avevamo elaborato insieme a docenti della facoltà di ingegneria di Modena, all'ordine degli ingegneri di Modena e a esperti nazionali e internazionali di ingegneria delle costruzioni e successivamente consegnato alla Regione e al Governo prima dell'approvazione del decreto. Devo dire che alcune delle misure contenute in questa relazione sono state recepite. Ma l'emendamento all'articolo 3 è una misura essenziale se vogliamo davvero che la nostra industria si risollevi. Gli esperti e i tecnici ci dicono che in determinate situazioni la messa in sicurezza delle fabbriche e la ripresa dell'attività produttiva possono andare di pari passo. Facciamo un ulteriore sforzo, e qui mi rivolgo espressamente alla Regione e al Governo, per consentire al nostro sistema imprenditoriale di sopravvivere». A dare “speranza” a riguardo, il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, in visita ieri nei luoghi del sisma. Il leader di Futuro e libertà per l'Italia, infatti, ha etichettato il decreto come passibile di modifiche, in occasione di un incontro con gli imprenditori colpiti dal sisma dove sono emerse critiche al decreto.

«Il decreto non è intangibile – ha affermato il presidente Fini – può essere modificato, credo

che il Governo non abbia alcun motivo ostativo a modifiche». Il presidente Fini, dunque, ha lanciato un appello affinché «le forze politiche e sociali – ha detto – determinino una convergenza sulle modifiche al decreto che ritengono essenziali per far sì che vada nella direzione giusta».

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