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Case e negozi: gli “agibilitatori” al lavoro senza sosta

Ottocento in una settimana i sopralluoghi degli esperti messi a disposizione dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri

di Claudia Benatti

Geometri, architetti ma soprattutto ingegneri: sono loro i tecnici impegnati sul territorio nei sopralluoghi che devono verificare l’agibilità e la staticità degli edifici. Verifiche che, una volta ultimate, consentiranno alla popolazione di ritornare nelle case che hanno resistito alle scosse. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (Cni) ha mobilitato, già da lunedì scorso, ventiquattro squadre da due tecnici ciascuna provenienti da Emilia Romagna e Marche che si turnano di settimana in settimana. E nei prossimi giorni ne arriveranno altre anche da altre regioni italiane. «Sono i cosiddetti agibilitatori, tutti professionisti appositamente formati grazie ai corsi organizzati in collaborazione con la Protezione Civile» spiegano Angelo Masi, consigliere nazionale del Cni con delega all’emergenza e protezione civile, e Patrizia Angeli,vicepresidente della Federazione Ingegneri delle Marche, impegnati ora nell’ufficio di coordinamento istituito presso l’ordine professionale di Bologna in costante contatto con la Dicomac, la Direzione di Comando e Controllo dell’emergenza terremoto. «In una sola settimana gli ingegneri agibilitatori hanno effettuato 800 sopralluoghi - prosegue Masi - e procediamo a ritmi serrati con turni di lavoro volontario anche di 14 ore al giorno. La cosa importante è che, in questa situazione di emergenza, si mantenga la lucidità e ci si affidi a professionisti competenti in grado di procedere secondo criteri oggettivi e di firmare la scheda che poi consentirà ai cittadini anche di ottenere, nel caso, finanziamenti ad hoc per la ricostruzione». Ma come si procede concretamente? «Innanzi tutto i Comuni hanno raccolto e stanno raccogliendo le segnalazioni di edifici lesionati - proseguono Masi e Angeli - poi allertano le squadre di professionisti abilitati che, ad esempio nel caso degli ingegneri, ricevono subito indicazioni sulle località di destinazione. Le nuove squadre che si formano all’inizio di ogni settimana vengono accreditate alla Dicomac grazie al nostro ufficio di coordinamento e si recano direttamente sui luoghi». Già durante i primi giorni dell’emergenza sono state individuate e delimitate le zone rosse, i cui confini si spostano mano a mano che le verifiche procedono. «Una prima scrematura delle situazioni di emergenza la fanno i tecnici insieme ai vigili del fuoco, si chiama indagine speditiva e avviene a vista, cioè con l’osservazione esterna. Poi si effettuano i sopralluoghi all’interno dei singoli edifici e li si inserisce nelle diverse classi di agibilità o di inagibilità compilando la cosiddetta scheda Aedes. Tali schede vengono poi consegnate alla Dicomac e ai Comuni consegnamo un riepilogo dei giudizi sugli edifici e dei lavori di pronto intervento da realizzare con le relative prescrizioni. Sulla base di tali dati, i sindaci, massima autorità di Protezione Civile nei Comuni, emettono successivamente le ordinanze che dichiarano l’agibilità oppure interdicono l’accesso nelle strutture». È proprio la scheda Aedes che diventa poi documento ufficiale «che dovrebbe far testo anche per ottenere eventuali finanziamenti per i progetti di ricostruzione o consolidamento».

Nella giornata di sabato il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha ricevuto anche la richiesta da parte della Protezione Civile per mettere a disposizione squadre di strutturisti specializzati in calcolo sismico «che siano

in grado - aggiunge Masi - di visionare i tanti edifici pubblici lesionati che prevedono una modulistica differente e modalità di verifica diverse». «Ci stiamo già organizzando per fare in modo che questi professionisti possano arrivare nelle prossime ore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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