Menu

Vai alla pagina su Terremoto in Emilia

«Gli obiettivi? Restare qui e salvare l’occupazione»

Gli imprenditori nell’incontro di ieri a Cavezzo hanno ribadito le loro priorità «Stiamo ripartendo in sicurezza ma lo Stato ora deve intervenire davvero»

CAVEZZO. Rimanere sul territorio, garantire l'occupazione locale, defiscalizzazione dell'area. Sono i punti salienti emersi ieri, in occasione della tavola rotonda organizzata dal Comune di Cavezzo, che ha visto la partecipazione di rappresentanti imprenditoriali dei territori colpiti dal sisma e i sindaci. Dal biomedicale, al metalmeccanico nessun settore è rimasto escluso dalla devastazione sismica, ma la voglia di ripartire è la medesima. A partire da Alberto Mantovani, della Mantovani Benne di Mirandola, che afferma: «La prima cosa che abbiamo fatto è stata mettere in sicurezza i 10mila metri quadrati di capannoni. Ma siamo fermi e questo significa preoccupazioni, per la perdita dei clienti da una parte e dei fornitori dall'altra, preoccupati, al di là della solidarietà espressa, del pagamento delle fatture». Fermare il territorio potrebbero prefigurare una sgradita desertificazione industriale. Perché i lunghi tempi significano «perdita di lavoro per il futuro – afferma Vainer Marchesini, della Wam di Cavezzo – Contiamo di riavere i capannoni agibili tra agosto e settembre, ma nel frattempo non potevamo restare fermi e ci siamo temporaneamente spostati tra Modena e Ravenna. In questi giorni si è parlato molto di attivismo delle aziende, di quello dei sindaci, mi domando se ugualmente attivi lo siano da Roma. Paghiamo circa 7 miliardi di euro di contributi e per l'emergenza il governo ce ne ha elargiti 2.5 miliardi. Sono ottimista per quanto riguarda le nostre capacità, ma pessimista invece per ciò che lo Stato farà per noi». Ha dovuto allestire ben 150 container invece Roberto Casari, della Cpl Concordia che afferma: «La domanda che tutti si fanno è: ci sarà ancora lavoro in una zona che, io dico, si è trovata industrializzata per caso? Il problema è che non abbiamo solo bisogno del ripristino delle nostre aziende, ma anche di una nuova viabilità, senza aspettare vent'anni prima di avere una strada. Poi chiediamo risorse, perché il terremoto non ha fatto altro che peggiorare la più pesante crisi in questi ultimi 40 anni ho conosciuto». Lavora giorno e notte, invece, Rodolfo Barbieri della Menù di Medolla, per ripristinare quei capannoni che ritorneranno operativi solo tra almeno 2-3 mesi. «Con quello che abbiamo in magazzino – dice – possiamo garantire il mercato per almeno sei mesi, ma poi dobbiamo produrre, al momento siamo fermi e la concorrenza incalza». Riparte il 25 luglio, invece, la Fonderia Scacchetti di San Felice, che dovrà riparare circa 4mila metri quadrati del tetto del capannone crollato sotto la spinta della prima forte scossa. «Avevamo 2-3 settimane di magazzino – afferma Marco Battilani, direttore generale della Fonderia – come i concorrenti, siamo in dirittura d'arrivo, non potevamo rimanere fermi». Ripartire è l'imperativo, «garantendo il lavoro – afferma Stefano Draghetti, sindaco di Cavezzo – che per noi è fondamentale, anche derogando ai piani che normalmente caratterizzano l'ordinaria amministrazione», e mantenendo «quei piani a lungo termine – aggiunge Maino Benatti, sindaco di Mirandola – che vi erano anche prima del sisma, come la costruzione di una nuova viabilità, che potrebbe consentire la Cispadana, la cui costruzione deve essere accelerata. Nel breve termine, far ripartire le scuole e dare nuove case agli sfollati». Quali le richieste, dunque, che il mondo imprenditoriale formula per confermare la permanenza nel territorio? «Non abbiamo bisogno di grandi cose – dice Mantovani – né di inutili passerelle dei ministri, anche i nostri sindaci possono portare le nostre richieste all'attenzione della politica. Chiediamo una moratoria della tassazione, non solo delle imprese che ci sono, ma che possono arrivare e finanziamento per la ricostruzione delle nostre fabbriche». «Una no tax area – aggiunge Marco Bombarda, dell'Acetum di Cavezzo – per ammortizzare gli investimenti che siamo costretti a fare per ripristinare i nostri stabilimenti».

Barbieri, aggiunge un tassello, come il riconoscimento degli ammortizzatori sociali «anche ai nostri agenti – dice – che operano

in zone lontane, perché il rischio è che vadano alla concorrenza». Un efficace «intervento pubblico – auspica Giorgio Mari, della biomedicale Fresenius – sulla ricerca e innovazione, campo fondamentale per continuare a garantire prodotti di alta qualità».

Felicia Buonomo

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro