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Poste prepara i tagli: chiuderanno 25 uffici

Non c’è praticamente alcun comune della provincia che venga risparmiato Dieci “sedi” subiranno una riduzione dell’orario. Sindacati pronti a protestare

Sono 25 gli uffici postali del modenese che da Roma hanno deciso di chiudere mentre altri 10 avranno un orario ridotto. Da alcune notizie trapelate nell'ambiente sindacale della capitale i dirigenti di Poste Italiane avrebbero deciso quali uffici chiudere definitivamente nella nostra provincia. Un taglio che colpisce principalmente le zone di montagna e della pianura, sicuramente quelle che avranno più disagi per questa decisione che i sindacati sono pronti a respingere con forza. Fa male non solo il taglio di 500 portalettere, ma anche abbassare la saracinesca a 120 piccole sedi in Emilia Romagna, di cui ben 25 sul nostro territorio, una decisione che non viene digerita da impiegati e cittadini. Questi gli uffici a rischio chiusura: Castellaro (Sestola), Ciano (Zocca), Cortile (Carpi), Fontanaluccia (Frassinoro), Fossa (Concordia), Gavello (Mirandola), Montecenere (Lama Mocogno), Montegibbio (Sassuolo), Motta (Cavezzo), Quarantoli (Mirandola), Riccò (Serramazzoni), Samone (Guiglia), San Biagio (San Felice), San Giacomo Maggiore (Montese), San Martino Spino (Mirandola), Sant'Anna Pelago (Pievepelago), S. Antonio Mercadello (Novi), Savoniero (Fanano), Varana (Serramazzoni), Vitriola (Montefiorino), Pompeano (Serramazzoni), Vallalta (Concordia), Modena Est. A queste paventate chiusure si aggiungono altri 10 uffici postali che la direzione di Poste Italiane ha deciso di tenere aperti solo per pochi giorni la settimana: Barigazzo (Lama Mocogno), Gaiato (Pavullo), Gombola (Polinago), Maserno (Montese), Montebaranzone (Prignano), Portile (Modena), Villafranca (Medolla), Levizzano (Castelvetro), Rivara (San Felice), Fiumalbo. Tra questi ultimi dieci ve ne sono alcuni che già restano aperti a giorni alterni. Probabilmente, è nelle intenzioni di Poste di ridurre ancora ulteriormente i già pochi giorni di accesso al pubblico. Una situazione che ha messo sul piede di guerra non solo i sindacati, ma anche i tantissimi cittadini interessati alla chiusura. Si pensa soprattutto alle persone più anziane che adesso si dovranno spostare da un paese all'altro per essere serviti. «E d'inverno quando ci sarà la neve come faremo a spostarci?». A chiederselo sono gli abitanti dei paesi appenninici che ai già tanti disagi ne dovranno aggiungere altri. Anche la Bassa modenese avrà gravi problemi, dopo quelli subiti dal terremoto. I sindacati parlano di “scelta inopportuna” e sono pronti a dare battaglia. «Togliere un servizio

fondamentale ad un territorio già in difficoltà è una decisione doppiamente sbagliata – riferiscono alcuni rappresentanti sindacali - Poste sono anni che chiude i suoi bilanci in attivo ma, a rimetterci sono sempre i lavoratori. Adesso vedremo se è il caso di entrare in mobilitazione».

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