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«Noi bambini in Piazza d’Armi»

I ricordi di Gianni Manfredini: la cartella di cartone per la scuola, i giochi sulle tribune del Novi Sad

«La foto che tengo in mano fu scattata nel 1947, in Piazza d'Armi dove ora c'è il Novi Sad e la facoltà di Economia. All'epoca del duce, nei locali dell'attuale facoltà, c'erano le scuderie al piano terra e al primo piano il deposito della Croce Rossa. Io qui poso con mia madre, avevo quattro anni, e la costruzione che si vede alle nostre spalle era il dispensario di igiene fisica per le malattie polmonari» racconta Gianni Manfredini, classe 1943, che nella vita ha lavorato come assistente di laboratorio all'istituto Guarini.

«Per diversi anni, fino al 1956, ho abitato con la mia famiglia in un sottotetto in via Berengario, poi ci siamo trasferiti in via Don Minzoni (allora Circonvallazione sud): ricordo che quando abbiamo fatto il trasloco, per spostare le nostre cose ci sono bastati due sidecar bicicletta che avevamo noleggiato da Novello Bevini, che aveva il negozio in via Berengario e noleggiava anche bici normali sulle quali ho imparato a pedalare».

Nel rammentare la sua infanzia, i ricordi di Manfredini vanno subito alla cartella di cartone che si usava per andare a scuola e agli anni delle elementari: «Io frequentavo le Campori e tutte le mattine partivo alla volta della scuola con la mia cartella di cartone a tracolla, che era plastificata così la pioggia non la deteriorava. In classe con me avevo diversi patronatini, che si distinguevano subito perché a loro facevano indossare una divisa grigia, diversamente dagli altri bambini che avevano solo il grembiulino. Con i miei compagni si andava sempre a giocare in Piazza d'Armi dove c'erano le stalle per i cavalli da corsa, la pista e, al centro, un parco verde con un percorso ad ostacoli. Ricordo ancora adesso come fosse ieri quelli che noi avevamo soprannominato “I mannaggia”: il parco era di proprietà dell'Accademia militare e noi bambini volevamo andarci a giocare a calcio, cosa che ovviamente era proibita! A fermarci, ogni volta, c'erano dei militari del sud che stavano di guardia e che tutte le volte che ci avvicinavamo iniziavano a gridare “mannaggia!” e poi ci scacciavano» ride Manfredini .

Le tribune del Novi Sad, che c'erano già, erano un altro luogo di divertimento molto ambito.

«Noi bambini andavamo a disegnare con il gesso delle piste sui gradini e facevamo delle gare con i tappini delle bibite che ci davano al bar, perché in casa si beveva della gran acqua naturale e basta... Lì vicino, dove oggi c'è La Tenda, c'era una montagnola su cui ci arrampicavamo per saltare giù dall'altra parte e andare dove si trova l'attuale locale Il Baluardo: oltrepassare quella montagnola significava per noi andare alla scoperta del mondo!».

Un altro ricordo va agli anni del servizio militare, quando il Manfredini approfittò di un simpatico malinteso per ottenere licenze più frequenti: «Mia madre, Maria Barbieri, faceva la sarta dentro l'Accademia e quando sono andato a militare, siccome tutti gli ufficiali sono passati da Modena dove aveva lavorato per tre generazioni un sarto che si chiamava anche lui Manfredini di cognome, e sapendo che anche mia madre era sarta in Accademia, mi chiedevano spesso se quel Mandredini fosse mio parente. E io, mentendo (quel sarto, infatti, non l'avevo

mai conosciuto personalmente), gli dicevo di sì. Così mi mandavano in licenza più spesso visto che i miei superiori avevano un buon ricordo di quel signore!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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