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Ricostruzione: i lavori li pagano le banche

I cittadini vigileranno sui cantieri e autorizzeranno il saldo delle fatture Mancano i soldi per tutti. A rischio i rimborsi per le seconde case sfitte

Doveva essere il giorno dell’approvazione in Senato del decreto legge sulla ricostruzione ed in effetti è stato così: con quasi 9 miliardi stanziati in varie modalità. Ma è poi diventato il giorno delle discussioni sulla ricostruzione delle abitazioni.

Andando con ordine: a Roma arrivava il via libera al decreto - con fiducia posta dal Governo - e se il senatore Pd, Barbolini, ha accolto con positività il voto, pur ponendo alcune criticità sul patto di stabilità non ancora svincolato, Giovanardi evidenziava come “dai 2 miliardi per l’emergenza, ben 900 sono stati sottratti per garantire nel 2013 e 2014 prestiti agevolati mentre con altro provvedimento si è allargato il numero dei beneficiari della sospensioni degli adempimenti tributari e fiscali”. Ma ciò che conta, almeno numericamente, è che i soldi ci sono, ora si attende che arrivino.

E qui si inserisce il secondo aspetto di giornata, rinchiuso nella lettera che il ministro dell’Economia Grilli ha inviato a Errani. I fondi per la ricostruzione post-sisma di case e imprese saranno a disposizione dei cittadini in banca, a costo zero e a fondo perduto dal 1 gennaio.

Le modalità di accesso ai soldi li ha poi spiegati Errani, esemplificando. «Un cittadino o un’impresa che ha subito un danno a causa del terremoto con la certificazione di inagibilità e il riconoscimento del danno economico da parte del commissario, si reca in banca dove subito viene acceso in suo favore un finanziamento “a costo zero”, che sarà erogato nei tempi e nei termini dell’avanzamento dei cantieri direttamente alle imprese scelte dal cittadino per i lavori, che così si vedranno pagate regolarmente le loro fatture. La Regione deve ancora definire le modalità di verifica e controllo sulla legalità delle aziende, che potrebbe essere fatta tramite le stesse banche a cui verrà comunicata dal cittadino la ragione sociale della ditta che sarà pagata per i lavori».

In sostanza il cittadino non toccherà con mano i soldi, ma vigilerà sui lavori e sarà lui a dare il benestare formale al pagamento.

Errani ha anche annunciato che si sta lavorando perché la disponibilità economica sia anticipata già al 1 settembre al fine di permettere anche a chi non ha i soldi personali di avviare i lavori sfruttando il contributo statale. Si tratta di un fondo da 6 milioni di euro, recuperati attraverso la spending review.

Ma di fronte ad una sburocratizzazione massima c’è un grande problema emerso durante l’incontro con i sindaci: la copertura economica totale degli interventi.

Da una prima ipotesi - ma i maxi-dettagli andranno affrontati nelle prossime riunioni - saranno soprattutto le prime case inagibili o parzialmente inagibili ad avere la priorità con uno stanziamento dell’80% fino ad un massimo di 120 metri quadrati. Ma se non cambieranno le linee guida ci saranno parecchie persone che rischiano di restare senza un sostegno concreto. Ad esempio finiscono in fondo alla classifica i ripristini di comignoli e cornicioni “bonificati” per riaprire le strade. Saranno i proprietari a pagare, senza alcuna certezza di ottenere rimborsi. Ancora peggio potrebbe andare ai proprietari di seconde case sfitte o che non sono ufficialmente affittate con regolare contratto. E qui il problema è ancora maggiore perché, nei paesi della Bassa, le seconde case sono soprattutto in centro storico e spesso sono state lasciate vuote o acquistate dai genitori per darle in eredità ai figli. Di fronte all’impossibilità di avere un aiuto chi sceglierà di spendere di tasca propria per il ripristino?

E poi, all’orizzonte, si insinua un’ulteriore difficoltà: se le spese

per la ricostruzione supereranno le stime dei tecnici regionali a chi toccherà dirimere la questione? Probabilmente ai Comuni che, per tutelare i propri cittadini, potrebbero anche autorizzare spese maggiori. Ma i soldi resteranno sempre quelli, 6 miliardi che, già si sa, non basteranno.

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