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Sindaci sul piede di guerra: «Non toccate i volontari»

Pubbliche Assistenze: la montagna insorge contro le norme per l’accreditamento. «Si mette a rischio un servizio fondamentale, la Regione faccia marcia indietro»

I sindaci della montagna pronti a dar battaglia al fianco di Pubbliche Assistenze e Misericordie che gestiscono ambulanze per i servizi di soccorso e trasporti sanitari. Con il giro di vite voluto dalla Regione sono infatti 11 le associazioni di volontariato che potrebbero perdere l'accreditamento con l'Ausl per continuare i propri servizi, soprattutto in montagna. «Quello svolto dalla Pubblica Assistenza è un servizio essenziale a cui non è possibile rinunciare, soprattutto se si pensa che l'ospedale più vicino, quello di Pavullo, è a 40 chilometri, 40 minuti di viaggio» commenta Alessio Nizzi, sindaco di Fiumalbo. Il suo è uno dei tanti Comuni dell'appennino che potrebbe trovarsi a breve senza più ambulanze a presidio del territorio. «Siamo al fianco dei volontari - continua Nizzi - per ogni richiesta che ci permetta di mantenere il servizio. Sul tema serve sensibilità sulle varie situazioni e la presenza di realtà come le Pubbliche Assistenze non è polverizzazione del servizio, ma una delocalizzazione necessaria in un territorio che per la sua morfologia è svantaggiato». Solidarietà ai volontari arriva anche da Fabio Braglia, sindaco di Palagano ed ex consigliere della locale pubblica assistenza: «Certo che siamo al loro fianco: il loro è un servizio irrinunciabile. Le regole che si vogliono introdurre sono troppo restrittive che mettono a rischio servizi di emergenza-urgenza e trasporti sanitari che altrimenti resterebbero scoperti». «Peggio di così non si poteva fare - commenta il sindaco di Montecreto, Maurizio Cadegiani - Queste norme soffocano realtà apprezzate sia per numero di persone che per qualità del servizio: il rischio è che non si possa più garantire un servizio fondamentale per la salute dei cittadini». Particolarmente criticata la necessità che gli equipaggi delle ambulanze, per essere accreditati, siano sempre pronti alla partenza, mentre ad oggi, in montagna, la prassi è un sistema di reperibilità affinato e reso sempre più efficiente negli anni, capace di garantire dei tempi di risposta davvero bassi. «Se viene meno la possibilità di lavorare come ora con la reperibilità - critica il sindaco di Polinago, Armando Cabri - vuol dire non farcela più e scomparire. Per il territorio sarebbe una grandissima perdita perché noi garantiamo il servizio 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, dando la possibilità ai nostri volontari di mettersi a disposizione anche se lavorano, garantendo comunque la partenza in pochissimi minuti». Una solidarietà cui potrebbero presto seguire azioni concrete: in calendario per il 3 settembre una riunione tra i sindaci della Comunità Montana del Frignano e dell'Unione di Comuni Montani Valli Dolo, Dragone e Secchia, insieme ai presidenti delle Pubbliche Assistenze della montagna per decidere le contromisure per scongiurare il rischio

di riduzione delle ambulanze e chiedere un ammorbidimento. «L'auspicio - spiega Luciana Serri, sindaco di Lama Mocogno - è che si arrivi a un compromesso che permetta di mantenere un servizio da cui non si può prescindere».

Andrea Minghelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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