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«Volontari, lo stop avrà ricadute tragiche»

Pubbliche Assistenze, le associazioni della montagna mettono in guardia la Regione: «Sta sbagliando»

C'è costernazione e anche un po' di rabbia nelle parole dei presidenti delle Pubbliche Assistenze dell'area montana; c'è soprattutto tanta voglia di trovare una soluzione a quelle nuove norme regionali per l'accreditamento che potrebbe significare per molti di loro anche la chiusura delle sedi. «L'accreditamento - spiega Giuseppe Mucciarini, il referente Anpas per la montagna - è sempre stata un'opportunità di crescita per le associazioni e un modo per garantire un servizio di qualità e negli anni le varie realtà hanno fatto molto per restare al passo, chi comprando nuovi mezzi, chi sistemando la sede». E ora la notizia, la novità caduta quasi come un fulmine a ciel sereno: tutte le associazioni che non hanno un equipaggio in pronta partenza, in sede e pronto a partire al momento della chiamata, non potranno accreditarsi. Tradotto non potranno svolgere servizio. «Il perché di questa norma - continua Mucciarini - non è chiaro, considerando che siamo sempre riusciti a garantire i tempi d'intervento che ci venivano richiesti: è uno schiaffo al mondo del volontariato e il rischio è che in montagna si rimanga senza ambulanze». «È una presa in giro nei confronti del volontariato - commenta il presidente della Croce Verde di Pavullo, Andrea Iori - e se malauguratamente su tutto il territorio montano dovessero restare solo l'ambulanza del 118 di Pavullo e quella volontaria, sempre a Pavullo, sarebbe una catastrofe, soprattutto d'inverno quando il maltempo allunga i tempi di percorrenza e l'elicottero può fare un numero di ore di volo minore». L'associazione di volontariato di Pavullo è infatti una delle poche che, se la nuova norma dovesse diventare realtà, potrebbe chiedere l'accreditamento, ma non è detto che lo faccia: «Ci adegueremo alle decisioni che verranno prese dal coordinamento provinciale di cui facciamo parte - continua Iori - Il motto dovrebbe essere o tutti o nessuno». I volontari di Pavullo già operano in pronta partenza, ma in appennino è un caso più unico che raro. Negli anni tutte le altre associazioni si sono organizzate con sistemi di reperibilità via via sempre più raffinati per garantire bassissimi tempi d'intervento. «A Serramazzoni - spiega Alberto Frulli, presidente della sezione locale dell'Avap - siamo in una situazione particolare: abbiamo sempre in sede un centralinista e parte dell'equipaggio ma continuiamo a rimanere accreditati in reperibilità per garantire a quanti più volontari possibile di fare servizio. Nonostante questo riusciamo a garantire i tempi d'intervento di un equipaggio in pronta partenza». Le nuove regole potrebbero mettere a serio rischio il volontariato soprattutto nelle realtà più piccole. «Per noi - dice Marco Biolchini, presidente della Pubblica Assistenza di Montecreto, 50 volontari attivi che vegliano sui circa 1000 abitanti - vorrebbe dire chiudere, non possiamo passare alla pronta partenza, eppure da quando abbiamo riaperto nel '99 abbiamo sempre lavorato in reperibilità, 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno, senza saltare mai un turno». «Chiedono cose

impossibili, soprattutto per le realtà più piccole - commenta il presidente dell'Avsa di Riolunato, Davide Fiorenza - Speriamo di non arrivarci, ma potremmo anche essere costretti a restituire le chiavi delle nostre sedi».

Andrea Minghelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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