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A Modena, Carpi e Sassuolo tre giorni con i filosofi per parlare delle nostre... Cose

Dal dramma del Terremoto al rapporto con gli oggetti. Il tema scelto per il 2012 diventa il filo conduttore di lezioni magistrali, spettacoli, conversazioni, mostre

Eterna magia dell'attualità del pensiero filosofico… L'esperienza del valore simbolico degli oggetti è stata conseguenza diretta e tragica del terremoto che ha colpito anche le città sedi del Festivalfilosofia: Modena, Sassuolo e soprattutto Carpi. "Le cose", ben lungi dall'essere mere merci o prodotti (come certa stampa ha voluto far credere nel trattare il sisma in terra emiliana), hanno risvegliato tutte le loro connotazioni passionali, morali e della dimensione del ricordo.

Sono gli stessi filoni d'indagine che si ritrovano nel programma filosofico della manifestazione, al quale accediamo partendo dalle opere che hanno segnato lo sviluppo interpretativo del tema. La questione ontologica della cosa viene affrontata nella Settima lettera di Platone, che al Festival sarà commentata da Giovanni Reale. Altro punto di riferimento, Hegel e la sua Fenomenologia dello spirito, sarà illustrata dal presidente del Comitato scientifico della manifestazione, Remo Bodei. Non mancherà uno sguardo al pensiero più recente con le Ricerche logiche di Husserl a cura di Roberta de Monticelli e La questione della cosa di Heidegger, analizzata da Adriano Fabris.

Sul versante economico, tra i classici spicca la Ricchezza delle nazioni di Adam Smith, che verrà commentata da Eugenio Lecaldano; mentre Simona Forti presenterà le riflessioni su lavoro e produzione, libertà e azione, in Vita activa di Hannah Arendt. Al di là dal regime economico del dare e del restituire, la questione della gratuità verrà affrontata da Enzo Bianchi e Sergio Givone.

Spostando l'accento sulla dimensione sociale del consumo delle cose, la riflessione prende avvio dal celeberrimo L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, di cui è annunciata un'interpretazione innovativa da parte di Fabrizio Desideri. Zygmunt Bauman, le cui teorie sono ormai un "classico del pensiero contemporaneo", tratterà invece della trasformazione culturale che segna l'ingresso in una società dove non solo le cose, ma anche le identità sono consumabili. La questione del "feticismo delle merci", espressione coniata da Karl Marx ne Il Capitale, verrà affrontata dal giovane ricercatore Diego Fusaro.

Non solo grandi classici nell'approcciare il tema "sulle cose", ma anche teorie innovative. Prendiamo gli argomenti di chi il Festival lo incontra per la prima volta: John Searle, famosissimo per la sua teoria sugli atti linguistici, parlerà degli "oggetti sociali" che istituiscono la realtà comune attraverso il linguaggio; il sociologo inglese Scott Lash affronterà la lezione "Industria culturale. L'immaginario sociale e la nuova politica economica", mentre un curioso punto di vista è quello dello storico dell'arte Krzysztof Pomian, che ricostruirà la logica del collezionismo e il modo in cui gli oggetti da collezione rendono visibile l'invisibile delle relazioni sociali.

Capitolo a parte per l'attualissima teoria della "decrescita", che sarà presentata al Festival dal suo massimo esponente internazionale, Serge Latouche. Il professore affronterà la figura della sobrietà, richiamando il "programma delle 8R": rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Azioni che tanto farebbero bene anche alle "cose rimaste" in questa nostra terra ferita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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