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Rogiti per acquistare case: boom di evasione fiscale

Disonorevole primato modenese dietro la stipula dei contratti di compravendita Nel 2011 l’Agenzia delle Entrate ha accertato 15,6 milioni di euro mai dichiarati

Le scritte “Casa dolce casa” ingialliscono sui calendari perché oggi è proprio il mattone a dare i dispiaceri più grossi agli italiani. E Modena da questo punto di vista è in vetta alle classifiche di chi cerca di ricavare soldi dalle case e si trova accerchiato dai guai: prezzi in discesa e controlli mirati, che puntano ad accertare l’evasione fiscale.

Nel mirino dell’Agenzia delle Entrate ci sono le sottofatturazioni tra clienti e venditori, in cui, di comune accordo, si registra al momento del rogito un prezzo molto più basso del valore reale dell’immobile. Il resto, ovviamente, viene versato in nero, con assegni, in contanti a rate o utilizzando altri strumenti di cui la fantasia del Belpaese non è certo sprovvista.

L’Agenzia delle Entrate di Modena ha trovato di tutto.

Se a livello regionale nel 2010 è stata accertata un evasione totale di 62 milioni di euro, la nostra provincia ha la maglia nera dell’evasione immobiliare: 15,6 milioni di euro, sempre nello stesso anno quando i nostri più vicini inseguitori sono stati i parmigiani, con 10,5 milioni) e i bolognesi con 9,3.

Il decennio appena concluso, aperto con il boom per l’ennesimo condono edilizio e chiuso con lo scoppio della bolla immobiliare, ha portato a un mercato drogato con le banche che hanno fatto ponti d’oro a chi voleva investire sulla casa anche in presenza di un mercato già saturo di offerta alla fine degli anni ’90.

La fuga dal mattone con il crac dell’economia di carta ha fatto il resto. Su Modena la corsa a vendere - ma c’è chi dice a svendere - appartamenti per monetizzare l’investimento ha portato a una corsa all’evasione dei tributi.

Un virus, quello delle dichiarazioni sottostimate per il fisco, che a Modena è partito da lontano e ha trovato terreno fertile.

Già nel 2006 gli esperti del fisco hanno trovato nella nostra provincia una società di costruzioni che si accontentava di un reddito imponibile di 175 mila euro: peccato che il titolare si fosse dimenticato di dichiarare quasi 7 milioni di euro per la vendita di appartamenti nuovi, ritoccando i prezzi al momento del rogito.

La complicità richiesta al cliente è doppiamente vantaggiosa per il venditore che nasconde al fisco tutto il guadagno, mentre all’acquirente vanno le briciole di una riduzione sulle imposte. In un altro caso, sempre a Modena, nella compravendita di un appartamento nuovo in pieno centro il prezzo registrato è stato di 1400 euro al metro quadrato: non c’è voluto l’intuito di James Bond per capire che c’era qualcosa che non andava. Un caso simile è stato scoperto a spese di un’altra imprese edile, sempre nella nostra provincia, che salomonicamente tagliava a metà i valori dichiarati: 1500 euro al metro contro un prezzo reale di 2500 e oltre. Uno degli appartamenti che aveva venduto, di 260 metri, era stato registrato per 370 mila euro anzichè 640 mila. Quando dati di questo tipo arrivano all’Agenzia delle Entrate finiscono inevitabilmente sotto la lente d’ingrandimento. E subito scattano accertamenti di vario genere con controlli bancari incrociati, che devono essere autorizzati e richiesti agli istituti di credito dal direttore regionale dell’Agenzia Entrate. Spesso è proprio in quella sede che si trovano versamenti in nero, prima o dopo il contratto principale. Solo con le carte in mano, alla fine dell’istruttoria tecnica, partono le lettere ai contribuenti distratti per restituire il dovuto. «Invitiamo sempre i diretti interessati a portarci la documentazione in loro possesso per contestare i nostri rilievi - spiegano alla sede regionale dell’Agenzia delle Entrate - Non c’è nessun accanimento nel cercare gli sbagli per sanzionare chi è in buona fede. La realtà delle transazioni dimostra che dopo una discussione schietta con i contribuenti questi accettano di pagare e non vanno avanti con i ricorsi: nel 2011, sempre per quanto riguarda i modenesi, il 70 per cento degli irregolari ha accettato di pagare quanto era stato contestato».

Di fronte ai documenti, alle carte che parlano, pare che anche i più riottosi si rassegnino a pagare il dovuto. Gli altri, più ostinati o certi di non essere nel torto, fanno ricorso lo stesso alla Commissione Tributaria, prima a Modena e poi a Bologna. La decisione finale che arriva da quest’ultimo ente è però inappellabile.

All’Agenzia delle Entrate assicurano che anche i funzionari, se si accorgono di aver sbagliato, fanno marcia indietro e salutano i contribuenti con tante scuse. Ma statisticamente questi casi devono essere abbastanza rari. Basta dare un’occhiata ai gradi numeri per avere un’ordine di grandezza del fenomeno: da Piacenza a Rimini, in tutto il 2011 sono stati effettuati oltre 1000 controlli e di questi

il 92% è risultato positivo. In altre parole sono stati scoperti prezzi reali, pagati dagli acquirenti, largamente superiori a quelli denunciati al fisco. I compensi in nero finivano con vari mezzi sui conti correnti delle imprese edili che così riuscivano a ottenere compensi esentasse.

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