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La Lirica debutta
con il Don Carlo di Verdi

MODENA. Domani alle 20 si apre la Stagione Lirica del Comunale Pavarotti con un nuovo allestimento, curato dal teatro, del Don Carlo di Giuseppe Verdi che replicherà venerdì alle 19, e domenica alle...

MODENA. Domani alle 20 si apre la Stagione Lirica del Comunale Pavarotti con un nuovo allestimento, curato dal teatro, del Don Carlo di Giuseppe Verdi che replicherà venerdì alle 19, e domenica alle 15.30. L'opera, una delle più impegnative del repertorio verdiano sia per allestimento che per musica, torna a Modena dopo trent'anni nella versione originale con cinque movimenti, successivamente ridotti a quattro e ripristinata a cinque dallo stesso Verdi nel 1886, quando fu rappresentata nell'allora Teatro Municipale e per questo divenuta nota al mondo operistico come “Versione di Modena”. La regia dello spettacolo è curata dal newyorkese Joseph Franconi Lee, regista molto legato a Modena, mentre le scene sono disegnate da Alessandro Ciammarughi e realizzate, nello storico laboratorio del Comunale, da Rinaldo Rinaldi. Franconi Lee recupera, con questo allestimento di Don Carlo, la ripresa che nel 1986 fece, insieme allo storico assistente di Luchino Visconti Alberto Fassini, e ispirata proprio alla messa in scena che il grande regista milanese realizzò nel 1965 per il Teatro dell'Opera di Roma.

«Dopo la morte di Visconti arrivai in Italia per fare una tesi di laurea su di lui - racconta Franconi Lee - e mi ritrovai nel giro di persone che lo avevano conosciuto e che avevano lavorato con lui: Piero Tosi e Alberto Fassini. Alberto mi ha aiutato moltissimo a conoscere il mondo di Visconti. Io ero partito più dal suo cinema ma non ho avuto difficoltà a trovarmi a mio agio anche con l'opera lirica perché studiavo violino, pianoforte, violoncello. Una cosa che Alberto ha preso da Visconti è stata quella di lavorare inizialmente solo sulla musica, per farne emergere il senso drammatico, senza quindi appoggiarsi al libretto. La ripresa di Don Carlo dell'86 fu la prima dopo la morte di Visconti, e l'allestimento che ne faccio ora deve molto a quella regia, che poi per 27 anni ho sempre ripreso e portato in tutto il mondo».

Qual è l'aspetto cui è rimasto maggiormente fedele di quell'allestimento storico?

«Credo quello di far emergere non tanto un personaggio quanto un sentimento: l'amore fraterno che lega Rodrigo a Don Carlo. In quest'opera l'amore è presente in varie forme, ma sono quasi tutti amori falliti, fra Filippo II ed Elisabetta, Elisabetta e Don Carlo, l'unico che sopravvive è quello tra Rodrigo e Don Carlo, un amore fraterno che per me rappresenta anche un senso di libertà».

«Visconti - prosegue il regista - tentava di essere fedele al Don Carlos di Schiller, pur concedendosi delle libertà, dove c'è un episodio importante da cui trae origine questo amore fraterno ed è la scena del gioco del volàno. Durante il gioco, a un certo punto, la palla del volàno colpisce in faccia la cugina di Filippo II, regina di Boemia in visita in Spagna, che furibonda si rivolge al re chiedendo giustizia. Filippo II chiama tutti i bambini, sia quelli nobili, incluso suo figlio, che i paggi e le damigelle per interrogarli. Don Carlo si accorge che Rodrigo comincia a tremare violentemente e capisce che è stato lui, allora, prima che il re se ne accorga, decide di assumere su di sè la colpa al posto dell'amico, e viene così punito di fronte a tutti proprio “come

uno schiavo”. Rodrigo poi va da lui promettendogli il suo amore fraterno fino alla morte. Nella versione di Visconti c'è continuamente sullo sfondo, nella prima parte dell'opera la scena del gioco del volàno, e anche io ho sempre ripreso questo aspetto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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