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Ecco “il Ratto d’Europa”, i modenesi portano in scena l’Unione dei paesi

Un percorso di 8 mesi che approderà in un nuovo spettacolo di prosa per lo Storchi «Il testo? Sarà il frutto di un lavoro svolto con i cittadini, gli studenti e gli enti più rappresentativi»

Si chiama “Il ratto d'Europa - per un'archeologia di saperi”, ed è un ambizioso progetto multiculturale che coinvolge direttamente Emilia Romagna Teatro Fondazione insieme al Teatro di Roma. Obiettivo la creazione di un percorso che, attraverso l'apporto di oltre una sessantina di enti tra associazioni culturali e di spettacolo della città di Modena, approderà in uno spettacolo teatrale, curato e diretto dal regista Claudio Longhi, in scena al Teatro Storchi dal 9 al 19 Maggio del 2013. L'obiettivo è quello di ragionare attorno all'idea di Europa, concetto probabilmente estraneo ai più. Linfa vitale a questo spettacolo arriverà da una serie di incontri con le scuole. Da sabato 20 al 27 ottobre il progetto invaderà la città per farsi conoscere ai cittadini e per costruire con Modena una fitta rete di complicità.

Longhi, dove nasce l'idea?

«L'idea è nata circa un anno e mezzo fa da un duplice ordine di considerazioni. Il primo è stato andare alla ricerca di un'idea di Europa, e di iniziare a ragionare su cosa fosse l'Europa in un momento in cui improvvisamente tutti ne parlavano, in ragione soprattutto della situazione economica e politica in cui ci si veniva a trovare. Sono dunque andato a cercare la prima radice mitica che abbiamo dell'idea di Europa, il mito del Ratto d'Europa, perché è importante ragionare sul presente tenendo sempre presente lo spessore del passato che lo sostiene. L'altra motivazione è stata quella di interrogarsi sul peso e sulla condizione che il teatro può avere oggi all'interno di una comunità e della vita culturale di una comunità, e parallelamente su che spazio ha ancora lo sviluppo di una politica culturale all'interno di una comunità. Credo che oggi ci sia il bisogno che il teatro si ripensi, e questa è una possibilità di ripensarsi».

Che cos'è l'Europa?

«Onestamente non credo che ci sia una risposta, credo che ci siano dei campi di possibilità. Tra l'altro il sottotitolo di questo progetto è “per un'archeologia dei saperi comunitari”, che per un verso ha come una patina d'ironia al suo interno, per un altro è invece una citazione di un libro di Foucault del quale assumiamo la prospettiva, cioè uscire dalla percezione di un'idea di storia come qualcosa di estremamente consequenziale, ma un'idea di storia che passa attraverso le fratture, le discontinuità, gli orizzonti di linguaggio, che non ammette una univocità di presa di posizione».

Forse potrà essere un modo per riuscire a trovare anche quell'unione politica europea di cui si avverte ancora la mancanza.

«L'idea è quella di promuovere una forma di riflessione, che in effetti è una riflessione politica. In fondo il teatro ha sempre avuto una sua fondamentale radice politica perché tutte le volte che una comunità si incontra e riflette quella è già politica. Sono anche convinto che non sia possibile dare delle risposte definitive. Questo progetto non nasce con l'intento di imporre un punto di vista, ma di generare dei punti di vista. Poi sono anche convinto del fatto che aveva ragione Brecht quando richiamava la necessità di un pensiero di tipo dialettico, per cui ogni verità ha una sua contro verità, perciò bisogna stare sempre molto attenti a non essere dogmatici, che non vuol dire rinunciare ai punti vista, ma vuol dire capire che non c'è n'è uno solo».

Dunque riflettere per evitare che si crei quella “dittatura del si” di cui parlava Heidegger, quel pensiero trascinante che non consente un giudizio critico e induce le persone a fare e a pensare in un certo modo perché “si” deve fare e pensare in un certo modo?

«Sì, per evitare anche un altro pericolo, che abdicare il punto di vista forte diventi un perdersi in una specie di orizzontalità in cui tutto è uguale. Ancora una volta dunque torna in prima fila l'importanza del dialogo come incontro tra punti di vista. Una lezione in cui l'Europa sta faticosamente imparando a trovare equilibrio dentro orizzonti e sistemi diversi.

In che modo sarà coinvolta la città di Modena?

«Penso in primis alla possibilità di attivare dei gruppi di scrittura che elaborino dei materiali che andranno a confluire nel copione dello spettacolo. Ma penso anche a un coinvolgimento diretto per cui dei cittadini di Modena si trovino anche fisicamente in palcoscenico a condividere insieme a noi quell'idea di Europa o di identità europea che avremo cercato nel corso del tempo. Praticamente si sviluppa con una prima settimana

di appuntamenti che comincia sabato 20. Sono incontri di due tipi: alcuni serali aperti indiscriminatamente alla città, altri invece sono pensati in rapporto ai partner con cui siamo entrati in rapporto in questi mesi, ma comunque sempre aperti a tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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