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Officina Emilia oltre i confini

Margherita Russo sui motivi dell’adesione al progetto di Ert

MODENA. «Non si può più pensare, oggi, di porre delle barriere territoriali o di appartenenza che impediscano di considerare gli aspetti culturali e di sviluppo economico e sociale di una provincia come Modena, senza considerare di inscriverla in un contesto geografico che la colleghi non solo al territorio regionale o nazionale, ma anche in una rete di rapporti transnazionali in cui l'Europa diviene centrale», così dichiara la professoressa Margherita Russo, coordinatrice di Officina Emilia, progetto didattico e formativo nato all'Interno dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

«Officina Emilia è un progetto di ricerca azione - prosegue la professoressa Russo - che si prefigge di migliorare la qualità del sistema d'istruzione, proponendo alle scuole e agli insegnanti percorsi curriculari di carattere innovativo. Ma per fare questo è necessaria molta ricerca che porti alla conoscenza e alla comprensione attiva del territorio».

Professoressa, perché dice che l'Europa è centrale per il nostro territorio?

«Pensiamo anche solo all'importanza che per l'economia di questo territorio hanno alcune produzioni come la meccanica, il biomedicale, il tessile, o la ceramica. Sono tutte specializzazioni produttive che hanno una rilevanza su scala internazionale e anche europea, e dico così perché i mercati di riferimento vanno ben oltre l'Europa. C'è però una specificità dell'Europa che è di rilievo per acquisire e sviluppare una conoscenza del territorio locale. Le nostre condizioni di vita sono continuamente favorite dall'esistenza di un'unione europea che ci ha delineato un contorno di regolazioni e di opportunità e questo sia per quanto riguarda i temi più strettamente produttivi, ma anche per ciò che riguarda gli studi. C'è un'integrazione che è continua e di cui dobbiamo avere consapevolezza, perché sia nello sviluppo e nelle opportunità di questi giovani, sia nelle condizioni che si verranno a creare in futuro, l'Europa è il contesto di riferimento, non solo economico ma anche normativo e politico».

Perché avete deciso di aderire al progetto di Emilia Romagna Teatro “Il ratto d'Europa”?

«Contribuire con Officina Emilia al progetto di Ert vuol dire affinare per noi la conoscenza attiva del contesto locale inserendolo nel contesto europeo. Ci siamo avvicinati al progetto sotto due profili: uno di contenuto che è molto affine ai nostri progetti di ricerca, e di didattica sul tema della formazione e dell'istruzione, dall'altro lato ci è sembrato un'opportunità per noi per affiancare modalità didattiche nuove, a quelle che già conosciamo. Ert ci offre un modo di avvicinarci alle scuole che è insolito, perché di norma noi offriamo delle attività laboratori ali strutturate sui temi della scienza, della storia, della tecnologia, dello sviluppo delle attività produttive di carattere distrettuale legate a questo territorio, delle organizzazioni economiche di grandi e medie imprese. Ert ci propone invece di entrare in un'operazione in cui loro svilupperanno una modalità specifica di coinvolgimento delle classi attraverso la costruzione di uno spettacolo teatrale, e questo è un altro modo di ragionare con gli strumenti dell'apprendimento. Come Officina Emilia ci siamo resi disponibili ad essere anche sede dei laboratori del progetto. Noi abbiamo uno spazio molto scenografico in cui

lavoriamo tutti giorni. Uno spazio molto bello in cui abbiamo anche già organizzato performance e spettacoli teatrali. È un grande museo laboratorio ricavato in un capannone industriale che si trova alla periferia di Modena Ovest, che ricrea un'officina meccanica».

Chiara Bazzani

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