Quotidiani locali

Una didattica del Novecento

Il ruolo dell’Istituto storico della Resistenza nel progetto Ert

MODENA. L'indagine sulle radici dell'identità europea, che il progetto teatrale “Il Ratto d'Europa”, promosso da ERT Fondazione, si prefigge, coinvolge la città attraverso una ragnatela di percorsi che attivano, a vario titolo, una grande quantità di associazioni ed enti culturali. Per andare alle “radici” non si può prescindere da uno scavo nel passato, ed è stato perciò chiamato a collaborare l'Istituto Storico della Resistenza di Modena. Il prof. Giuliano Albarani, presidente dell'Istituto, sottolinea: «rispetto a quella che può essere un'immagine consolidata ma parziale del ruolo dell'Istituto come centro di documentazione e di ricerca, questo progetto va ad intercettare una nostro campo di attività già esistente da tempo. Come istituto storico della Resistenza, negli ultimi anni abbiamo fatto uno sforzo significativo per diversificare le modalità di comunicazione dei contenuti storici, con particolare riferimento alla storia del Novecento, che è il nostro campo d'interesse. Dentro questa rimodulazione di interventi abbiamo previsto l'uso di diverse forme comunicative ed artistiche; una di queste, accanto al cinema e alla musica, è appunto il teatro. Nello specifico, ci è stato proposto dai promotori del progetto di affiancare gli interventi nelle scuole, dato che abbiamo con loro una certa consuetudine di lavoro di carattere laboratoriale, e possiamo vantare una rete abbastanza oliata e consolidata di contatti. Noi saremo coinvolti nel progetto come consulenti storici per tutto il lavoro che viene svolto verso le scuole, in particolare verso le scuole superiori».

L'Istituto Storico sarà anche sede di uno dei laboratori attivati per la realizzazione della sceneggiatura dello spettacolo?

«Sì, siamo stati individuati per fare da riferimento e da collettore per la partecipazione delle persone, accanto ad alcuni altri luoghi come i centri culturali e sociali. Ci siamo resi disponibili perché il progetto ci è sembrato, oltre che originale nei suoi aspetti artistici, anche estremamente pertinente con i nostri obiettivi. Il laboratorio è aperto alla cittadinanza, ma anche l'Istituto è un luogo di utilità pubblica, quindi chi vuole venire può farlo. Chiaro che il laboratorio che verrà attivato presso di noi avrà una forte connotazione storica, legata alla storia del '900, e agli obiettivi del nostro centro».

Durante l'anno proporrete attività che saranno rese pubbliche?

«Noi organizziamo regolarmente diverse attività che hanno come denominatore comune l'interesse per la storia del '900. Questo nasce come Istituto della Resistenza, cioè conserva la documentazione relativa alla lotta di liberazione e agli accadimenti successivi al 25 aprile, ma poi dal 1950, anno della nascita, fino ad oggi, ha dilatato i suoi interessi per abbracciare tutta la storia del '900 in particolare quella italiana, e ancora di più del territorio modenese. Noi facciamo tante cose. La prima è la conservazione e la valorizzazione del patrimonio comunale, abbiamo un archivio che è aperto alla consultazione in cui sono conservati i materiali della storia economica e sociale di Modena, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Abbiamo poi una biblioteca specializzata sulla storia del Novecento, anche questa aperta al pubblico con circa 20.000 volumi di storia contemporanea, con una prevalenza di storia locale, e promuoviamo attività di divulgazione storica, organizzando conferenze e incontri. Svolgiamo anche attività di ricerca, che si traduce nella pubblicazione di libri, e, come già ricordato, attività con le scuole, perché facciamo parte della Rete Nazionale degli Istituti Storici della Resistenza che è dalla scuola primaria alla scuola superiore».

Siete anche collegati con l'Anpi?

«Naturalmente le associazioni partigiane sono grosse voci in capitolo nella definizione di questo istituto. L'Istituto Storico di Modena è stato fondato nel dopoguerra dalle istituzioni partigiane non solo dall'Anpi, ma anche dalle associazioni artigiane legate ad altre formazioni

politiche sia laiche come i liberali e i repubblicani sia cattoliche. Nel tempo il campo di attività degli istituti come il nostro si è allargato per comprendere non solo la guerra di liberazione ma anche tutta la storia d'Italia dal risorgimento fino alla storia più recente, gli anni '70».

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