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la “lezione” di un naufragio

Ratto d'Europa/ La lezione di un naufragio di tremila anni fa

Anno 1315 a.C. Una imbarcazione carica di beni preziosi sta navigando lungo le coste della Turchia meridionale, ma si scatena una burrasca e la nave sovraccaricata affonda. 1982 dopo Cristo: un...

Anno 1315 a.C. Una imbarcazione carica di beni preziosi sta navigando lungo le coste della Turchia meridionale, ma si scatena una burrasca e la nave sovraccaricata affonda. 1982 dopo Cristo: un cercatore di spugne turco rinviene casualmente i resi del naufragio. Gli scavi subacquei che seguono portano alla luce i resti della nave, lunga 16 metri e tutto il suo preziosissimo carico, composto tra l'altro da dieci tonnellate di lingotti di rame della forma a “pelle di bue”, diffusi in Egeo ma anche nel Mediterraneo centrale, in particolare in Sardegna; una tonnellata di stagno; un astuccio in ebano africano; avorio di elefante ed ippopotamo; vasellame miceneo; ambra del baltico; armi in bronzo, fra cui una spada di un tipo diffuso in Italia meridionale e Sicilia. Lo straordinario rinvenimento rappresenta in realtà la conferma di quanto già da tempo noto agli archeologi. Durante l'età del bronzo (secondo millennio a.C.) l'Europa e il Mediterraneo erano infatti fortemente legati da contatti stabili, determinati inizialmente dall'avvio della produzione del bronzo. Come è noto il bronzo è una lega di rame e stagno, quest'ultimo è abbastanza raro ma assolutamente necessario per la nuova produzione metallurgica, la quale da questo momento ha un incremento esponenziale, con un altrettanto esponenziale aumento della domanda. Le poche fonti di approvvigionamento dell'epoca, in Europa per esempio erano utilizzate le miniere in Cornovaglia e in Slovacchia, furono oggetto di particolare interesse e ciò determinò una elevata mobilità di artigiani e “commercianti” che seguivano le tante vie fluviali che univano l'Europa, dalla Grecia alla Scandinavia, o solcavano le rotte marine che attraversavano da Oriente ad Occidente il Mediterraneo. Una estesa rete di traffici che coinvolse altri beni di prestigio, quali ad esempio l'ambra del Baltico, che raggiunta la pianura del Po attraversava l'Adriatico arrivando in Italia meridionale e in Grecia, per arricchire gli ornamenti delle dame micenee. Questa capillare diffusione di materie prime e beni non si limitò solo all'aspetto economico, ma determinò una osmosi di know- how artigianale, di modelli culturali, di ideologie sociali e religiose. Un'unità culturale che è alle radici dell'Europa, tanto che alla fine degli anni ’90 del secolo scorso il Consiglio d'Europa promosse una grande campagna culturale denominata The Bronze Age. The first Golden Age of Europe, entro la quale si svolse la mostra sulle Terramare a Modena nel 1997. In effetti le Terramare, i grandi villaggi che si diffusero nella pianura padana fra XVII e XII secolo a.C., rappresentano per molti versi il punto di incontro fra il mondo mediterraneo e l'Europa centrale, come dimostrano tanti resti archeologici, fra cui i numerosi ornamenti in ambra baltica e i dischi aurei rappresentanti il disco solare, probabilmente in origine montati su un carretto cultuale come quello famosissimo del carro solare di Trundholm in Danimarca. Anche sul piano ideologico vi sono evidenti rapporti culturali fra le diverse aree del continente europeo. Alcune raffigurazioni che compaiono in tombe di personaggi eminenti o in luoghi sacri, come quelle del carro con guerriero dal tumulo di Kivik o delle navi da guerra di Tanum nella lontana Scandinavia, potrebbero essere utilizzate così come sono per illustrare una edizione dell'Iliade. Nessun “Omero barbaro” ci ha tramandato le gesta dei guerrieri dell'Europa protostorica ma il ritrovamento di simili panoplie di armi, di elementi di carri da guerra, di servizi e beni di lusso, di elementi simbolici che si rifanno a forme di religiosità e miti comuni, dimostrano come in realtà in Europa vi fosse una società

a base guerriera ed eroica simile a quella narrata dai poemi omerici.

* Andrea Cardarelli è stato direttore del Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena fino al 2003. Oggi è professore ordinario di Preistoria e Protostoria presso l'Università di Roma, La Sapienza

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