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Le fantasie dei tre bohémien

Alla Casa della Cultura pitture di Fochetti, Salvioli e Silvestri

SAVIGNANO. Ci sono artisti che passano la vita ad organizzare le loro mostre più che a lavorare, non curanti della mediocrità delle loro opere. Ce ne sono altri che operano in silenzio per una scelta di vita solitaria o per destino. Di questi ultimi si è occupato Domenico Simonini che ha curato la mostra “I tre bohémien” (con video e musiche di Marcello Cassanelli), voluta dall'Associazione “Ponte Alto. Giuseppe Graziosi” e allestita nella Casa della Cultura nata nell'ex scuola materna di Mulino. Sono Lauro Silvestri, 71enne di Vignola, Paolo Salvioli che dalla nativa Pisa approda, dopo l'insegnamento di educazione artistica a Firenze, a Vignola dove, vittima di un incidente stradale, muore nel 1986, a 62 anni, e Corrado Fochetti di Spilamberto (1943-2006). La loro opera è di creatività spontanea. Si potrebbe parlare di arte “ecologica”, per la freschezza d'immagine, lontana dalle rigide regole accademiche e dalle elucubrazioni concettuali. È una pittura narrativa, individuale e popolare insieme, che nasce da un pizzico di lucida follia, da brividi dell'esistenza, da impetuosi sentimenti, da una sfrenata fantasia, dalle voci dell'anima. Di ingenuità romantica è l'opera di Silvestri (è anche poeta) che rivela una sorprendente soavità religiosa in S. Francesco che parla agli uccelli, nella scena della Pietà immersa nel paesaggio, e nei Dieci Comandamenti con motivi anche simbolici. Manifesta una festosità naturalistica del colore nella mietitura e nella fioritura vignolese, attraversata da stormi di uccelli. Di calibrata fattura sono le figure e nudi femminili di Salvioli che prendono vita e bellezza nel segno. Non meno stupefacenti i vasi di fiori (iris, calle, rose), gli scorci (lungo il fiume, verso Guiglia) concepiti con cupe cromie materiche, di risoluta energia espressiva e di gusto persino informale, ben evidenziati nel paesaggio notturno e nel Duomo di Firenze. Non è solo bizzarro primitivismo di immagini la pittura di Fochetti, in quanto l'artista riesce a coniugare diversi linguaggi, con uno stile accorto, sospeso tra stilizzazione e

naturalezza, tra astrazione di connotazione anche geometrica e slanci onirici. Un autodidatta capace di guardare con interesse a diversi movimenti del '900, di cui contamina le sue nature morte con zucche, il paesaggio spilambertese, l'albero, la Venere di Savignano e i sogni della Sirena.

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