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La cultura? Un risveglio c’è Ma non tutti sono d’accordo

Valenti di Ert e Morsiani del Circuito Cinema sono ottimisti. Il gallerista Mazzoli condanna l’intrusione della politica. Da Barbolini un appello per ricordare Delfini

MODENA. Risveglio della cultura a Modena, come sostiene l'assessore Roberto Alperoli? Pare proprio di sì a giudicare da quanto afferma Pietro Valenti, direttore di Ert Fondazione, che ha visto il Teatro delle Passioni strapieno, soprattutto di giovani, per il progetto teatrale “Il Ratto d’Europa. Per una archeologia dei saperi comunitari” che, sviluppatosi a Modena da ottobre scorso, coinvolgerà anche Roma da dicembre fino a novembre 2013. Manifestazione di lunga durata con cui la nostra città, con le sue aggregazioni socio-culturali (associazioni, scuole, biblioteche, comunità religiose, università…) è chiamata a raccontare il suo rapporto con l'Europa attraverso la comunicazione teatrale. «Viene mantenuta alta - dice Valenti - la proposta culturale, con il coinvolgimento attivo di 55 associazioni che hanno sposato il progetto. I teatri modenesi vanno bene. Non c'è crisi di pubblico, anche perché i prezzi non crescono da due o tre anni. Risorse sempre meno. Si è potuto risparmiare chiudendo il Teatro Storchi fino a dicembre. Ma eventuali altri tagli porterebbero ad una situazione critica».

Anche la sala Truffaut ha dovuto ridimensionare un po' l'attività. Ma è soddisfatto il direttore Alberto Morsiani che «la nuova stagione sia partita piuttosto bene, ad esempio con la rassegna e il libro su Mario Martone, con oltre un migliaio di soci dopo poche settimane. Più difficile la situazione del Filmstudio 7B, che deve fare i conti da solo con una situazione di mercato che porta a privilegiare il modello del multiplex, con la conseguente rarefazione e impoverimento dell'offerta. Bisognerebbe preservare i luoghi e gli spazi di nicchia esistenti dove si attua ricerca, sperimentazione e pluralismo culturale proprio per non arrendersi a una monocultura in cui il film (e le altre arti) è quasi solo un fatto commerciale: da questo punto di vista il tramonto del grande progetto dell'ex Amcm è un colpo durissimo. C'è poi il problema di digitalizzare le due sale del Circuito Cinema, per l'attività futura. Necessaria una collaborazione più stretta tra i vari istituti (quelli che lavorano sull'immagine, in senso lato, o sul contemporaneo), e una programmazione su grandi temi (paesi, generi, autori) che razionalizzi le risorse e consenta un contatto più a largo raggio con la cittadinanza, soprattutto con fasce di pubblico giovane e più distaccato. Anche a livello di comunicazione, oltre che di progettazione. Cercando di concorrere tutti assieme, anche, alla realizzazione di eventi di grande livello, cercando un rapporto con situazioni un po’ vissute come aliene (ad esempio ModenaMotori, manifestazioni sportive, di gastronomia...)».

Apprezza il lavoro della Truffaut il gallerista Emilio Mazzoli per il quale, però, «è la politica ad essersi appropriata della cultura di cui non ha l'idea della libertà che le è insita, e pensa che essa sia di sinistra, mentre il popolo non lo è. Un popolo non educato alla cultura che deve essere sana, corretta. Non credo alla cultura come fatto istituzionale. Non è una serata a fare cultura che non è spettacolo. Il bisogno di apprezzarla è una esigenza recondita, interiore. Occorre creare laboratori, costruirla lealmente trovando veri collegamenti con la scuola, il mondo dell'industria... La cultura è educazione e dal dopoguerra si è spenta. Prima, c'era una borghesia che produceva pensiero. La vera cultura sono Delfini, Formiggini, la storia degli imprenditori. Di due pezzi di grattacielo (le torri gemelle di New York) hanno fatto un monumento. Sarebbe stato meglio metterli per terra come frammento di una tragedia. Si spendono centinaia di migliaia di euro per mostre di cui non resta nulla. Ho pubblicato anni fa un catalogo su Gino De Dominicis diventato cosa preziosa per tanti musei. Tutti parlano di cultura solo per apparire. L'architetto Gehry avrebbe fatto bene a non venire a Modena, visto come è stato trattato. Il cimitero di Aldo Rossi è trascurato».

E il giornalista e scrittore modenese Roberto Barbolini, che lavora a Milano, fa un appello perché nel 2013 si organizzi qualcosa di serio per Antonio Delfini, a 50 anni dalla morte. «Non un convegno, già fatto in passato. La città dovrebbe impegnarsi nella ristampa delle opere, almeno le principali, dello scrittore e poeta modenese. Due anni fa Gianni Celati ha curato per Einaudi, con il titolo “Autore ignoto presenta”, un’antologia di una scelta di testi di Delfini. Naturalmente, non basta. Occorre qualcosa d'importante che risulti fruibile nel tempo, rendendo disponibili i suoi testi, per non trattare Delfini come fenomeno antiquariale. Avrà, rispetto

a certe iniziative, un costo limitato. Se sono stati spesi soldi per Fabio Volo per riempire la piazza, vale la pena impiegarli anche per un lavoro non effimero, né locale, del grande modenese. Un modo virtuoso di spendere denaro».

(2 - continua)

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