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Un futuro nella mediazione tra ragione e potenza

Altini, direttore del Collegio San Carlo: c’è necessità di uno spazio globale di lotta tra diversi sguardi sul mondo. Che è anche una nuova forma politica oltre lo Stato

Molto tempo è passato da quando, sotto la spinta della crescente autonomizzazione delle scienze (le naturali prima, le sociali poi), la filosofia ha smarrito la propria vocazione sistematica. Alla compatta universalità dei modelli filosofici si è così sostituita l'illuminazione, profonda ma parziale e intermittente, del “frammento”.

Tutto ciò soprattutto nell'epoca attuale, nella quale sembra impossibile proporre uno sguardo sistematico sulla complessità del mondo globale.

L'idea di Europa - proprio in quest'epoca di crisi - impone però il tentativo di strutturare un quadro interpretativo coeso del presente.

Non si tratta, per la filosofia, di individuare ricette per la crisi economica o contro il declino: di queste, ne abbiamo fin troppe.

Vi è invece la necessità storico-culturale di individuare i caratteri fondamentali dell'attuale epoca di passaggio, che vive “nel non più e nel non ancora”: la sfida non consiste nell'individuare l'identità europea in una radice (greca, romana, cristiana ecc.), ma nel ricostruire su un nuovo piano la dialettica moderna che ha mostrato la coesistenza di ordine e conflitto, di universale e particolare, di ragione e potenza.

L'identità europea non risiede in un'origine presupposta, o in una tradizione, quanto in un continuo processo storico-culturale che si determina in concreti ordinamenti politico-giuridici.

L'Europa non è uno spazio geopolitico dato, delimitato da confini e frontiere, ma è spazio aperto, mobile e indeterminato.

La coesistenza di ragione e potenza ha caratterizzato l'intera Europa moderna, che ha visto alternarsi due diverse immagini del continente, le cui condizioni di possibilità sono state la crisi dell'unità cristiana (che ha reso possibile pensare la pluralità) e l'avvio delle scoperte geografiche (che ha reso disponibile un nuovo sguardo europeo sul mondo).

Da un lato, si è delineata un'Europa conquistatrice che ha costruito conflittualmente un disegno particolare ed egemonico sull'intera storia del mondo, su ciò che non è Europa; dall'altro lato, si è sviluppata una rappresentazione filosofica dell'Europa in termini di razionalità che ha ripensato, anche autocriticamente, la coscienza di sé insieme alle ragioni e ai diritti degli “altri”. In questo processo plurisecolare il compito della filosofia non è stato tanto quello di scoprire l'identità dell'Europa, ma quello di produrla.

Questo processo si è interrotto nel Novecento, quando si è prima verificata l'esplosione del nichilismo politico (tra 1914 e 1945) e poi la constatazione di una progressiva marginalizzazione dell'Europa dai destini del mondo (sia nell'epoca della guerra fredda, sia nell'attuale epoca globale).

Oggi la trasformazione geopolitica post-1989 rende necessario ripensare il significato dell'esistenza politica europea nel mondo globale.

Il significato profondo del processo di integrazione europea dovrebbe consistere nel tentativo di costruire una nuova coscienza storica, una nuova mediazione tra potenza e ragione, una nuova teoria della sovranità, una nuova connessione tra logica e realtà non assimilabile né al tradizionale modello statale, né al globalismo cosmopolitico.

Scopo dell'integrazione europea - in un mondo che da tempo non è, e non sarà più, eurocentrico - dovrebbe essere la ricostruzione di una potenza realizzativa nel mondo che determini una nuova forma politica che sia ancora in grado di pensare la complessità dello spazio globale: infatti, oltre che ragione, l'Europa deve essere anche potenza, se vuole essere.

Il problema consiste nella produzione storica di una nuova forma politica oltre lo Stato. Solo in questo

spazio globale di lotta tra i diversi sguardi sul mondo può rivelarsi, se esiste, una nuova mediazione tra ragione e potenza: in caso contrario, il destino dell'Europa è quello di diventare un “deposito di tradizioni”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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