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Evasione: tanti sospetti, pochi controlli

Dagli uffici di piazza Grande segnalati 400 casi, ma rientrano solo 1850 euro. La mancanza di personale limita le verifiche

Lotta all’evasione fiscale, il “neo” della penisola italiana, tema sbandierato a ridosso di ogni appuntamento elettorale. Ma c’è chi non aspetta e “in sordina” agisce direttamente.

È il caso dei Comuni che, attraverso un accordo tra Anci (l’associazione nazionale dei Comuni italiani) e ministero dell’Interno, sono scesi in campo con un patto che li impegna a segnalare all’Agenzia delle Entrate le operazioni sospette.

La provincia di Modena ha brillato in questo senso: 660mil ...

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Lotta all’evasione fiscale, il “neo” della penisola italiana, tema sbandierato a ridosso di ogni appuntamento elettorale. Ma c’è chi non aspetta e “in sordina” agisce direttamente.

È il caso dei Comuni che, attraverso un accordo tra Anci (l’associazione nazionale dei Comuni italiani) e ministero dell’Interno, sono scesi in campo con un patto che li impegna a segnalare all’Agenzia delle Entrate le operazioni sospette.

La provincia di Modena ha brillato in questo senso: 660mila euro, infatti, è l’importo arrivato ai comuni della provincia che hanno aderito alla convenzione quale “premio” per il lavoro di segnalazione. Si tratta di oltre un terzo di quanto arrivato all’intera regione Emilia Romagna. Ma ancora non sufficiente a stanare i problemi che intorno al fenomeno gravitano.

Un esempio lampante è quello del comune di Modena, che ha inoltrato all’Agenzia delle Entrate circa 400 segnalazioni, ma “recuperato” solo 1850 euro. L’intoppo è presto che spiegato. A fronte dell’impegno dei comuni (un po’ “motivati” dal succulento premio, un po’ per il doveroso impegno civico-morale), infatti, difetta la presenza di uffici comunali o nuclei operativi preposti all’accertamento delle posizioni segnalate come sospette dagli enti locali.

Un dato su tutti lo testimonia: anche a causa della carenza del personale delle Agenzie delle Entrate, il rapporto tra il numero delle segnalazioni inoltrate e gli accertamenti a cui si è effettivamente proceduto è poco più del 18%. Una percentuale troppo risicata per rimanere indifferenti.

Lo mette in evidenza Franco Zavatti (nella foto), della Cgil di Modena, anche coordinatore del settore legalità e sicurezza della Cgil regionale, che mette luce sulle criticità. «Lo scarto è troppo alto - dice Zavatti riferendosi a quel 18% - e perciò andrà chiarito con quali criteri e priorità l’Agenzia sceglie fra il grande numero delle segnalazioni pervenute dai comuni. Colpisce un dato: le segnalazioni riguardano per il 57% il patrimonio edile e immobiliare. Ma dal lavoro dell’Agenzia delle Entrate, emerge che lo stesso filone patrimoniale produce solo il 19% delle imposte accertate ed il 13% delle maggiori somme riscosse. Con il patto, emerge ora il bisogno di definire modalità e sedi certe di collaborazione, coordinamento e formazione comune fra uffici dello Stato ed enti locali che operino sullo stesso fronte della legalità fiscale, attuando in tutte le sue parti i sei articoli del protocollo d’intesa anti-evasione».

Il patto anti-evasione prevede che ai comuni andrà il 50% delle somme recuperate in seguito alle loro segnalazioni sul 2011; cifra che aumenterà al 100% per il prossimo triennio.

Entrando nel merito delle cifre, si osserva come all’Emilia Romagna sia arrivato una cifra pari a 1,8 milioni di euro, di cui oltre un terzo alla provincia modenese (660mila euro).

Il record è di Maranello, premiato con 395mila euro; a seguire Mirandola (142mila), Soliera (62mila), Nonantola (28mila), Carpi (23mila) e Modena con 1.850 euro.

Dati degni di rispetto, in linea generale, ma non basta.

«Dei 348 Comuni emiliano romagnoli - evidenzia di fatti Zavatti - solo 275 hanno aderito. In provincia di Modena, dopo la recente adesione di Camposanto, Pievepelago e Prignano, mancano ancora all’appello San Cesario, Montese, Fiumalbo, Montecreto, Riolunato e Polinago. Una scelta del tutto inspiegabile. In regione, Modena, è prima per imposte evase accertate».