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Picchiano e rapinano due gioiellieri

Finale. Tre banditi entrano da “Baravelli”: aggrediscono il titolare che sviene, poi malmenano la moglie. Lui è in ospedale

FINALE. Suona al campanello della gioielleria. È solo. Paolo Baravelli, il titolare, apre. Il cliente, meridionale ma vestito in modo elegante, chiede di vedere dei collier da circa 700 euro. Baravelli spiega di non averne di quel prezzo e che per prodotti simili servono più soldi. Allora l’uomo chiede degli anelli e poi dei bracciali. Il gioielliere prima pensa al solito cliente un po’ sbruffone, poi si insospettisce. E lo fa soprattutto quando nella galleria delle vetrine vede aggirarsi un altro soggetto che non conosce.

Nel retro del negozio di via Mazzini c’è la moglie. È impegnata a fare alcuni lavoretti. Paolo probabilmente viene minacciato e fa in tempo ad urlare alla compagna di non aprire la porta mentre il campanello già suona. Poi il silenzio.

Lei esce dall’atelier e due banditi sono già dentro mentre un altro resta all’esterno a fare da palo. Il gioielliere è ancora a terra: è privo di sensi. I rapinatori si impauriscono anche, trascinano il corpo del negoziante nel retro e lì colpiscono più volte e spintonano la moglie. Vogliono sapere dove è la cassaforte e quando la scoprono riescono ad arraffare alcuni gioielli. Per la valutazione complessiva del bottino servirà tempo.

I malviventi escono di corsa dalla gioielleria. A pochi passi c’è un’auto che li aspetta: alla guida c’è un altro complice. Ma dietro di loro accorre la gioielliera, urla ai passanti di bloccarli, di fermarli. Inizia anche a leggere a voce alta la targa della vettura, una Fiat Uno blu - poi risultata rubata ad un pakistano di Cento - e costringe i banditi a defilarsi. Abbandonano l’auto e scappano, questa volta salendo su una Mercedes familiare grigia.

La donna torna subito nel negozio, è preoccupata per il marito. I carabinieri di Finale arrivano in via Mazzini. Insieme a loro interviene un’ambulanza per soccorrere il gioielliere. È in evidente stato confusionale, non ricorda nulla di quanto appena accaduto e così i sanitari decidono di caricarlo e trasferirlo a Baggiovara per accertamenti.

La moglie resta invece in via Mazzini dove cerca di aiutare i militari nelle indagini, ma anche lei è sotto choc. Eppure riesce a ricostruire buona parte del colpo, o meglio racconta quello che ha potuto udire dal retro bottega.

«Sono preoccupata per mio marito - dice - Ho sentito che contrattava con quell’uomo poi quando Paolo ha urlato di non aprire la porta mi sono affacciata. Lui era già a terra, non so come lo abbia colpito. Sono venuti dietro, lo trascinavano e con me hanno estratto anche un coltello per farmi paura prima di colpirmi e strattonarmi».

I carabinieri sono rimasti in gioielleria per oltre due ore.

Tra le prime operazioni c’è stata la visione delle immagini registrate dalle telecamere: i banditi hanno colpito a volto scoperto, qualche dettaglio può essere decisivo. C’è poi l’auto abbandonata dai rapinatori, sono stati effettuati i rilievi per cercare impronte e risalire al commando.

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