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Modena/Caserma Garibaldi: il futuro del palazzo è nelle mani di Roma

Per evitare il crollo il Demanio valuta un nuovo utilizzo dopo la bocciatura del progetto-prefettura. Soldi pubblici sprecati

Caserma Garibaldi, ancora niente di ufficiale si muove, ma il caso del cinquecentesco ex monastero benedettino di viale Martiri che letteralmente sta cadendo a pezzi è giunto a Roma. I vertici del Demanio, ente statale proprietario delle migliaia di metri quadrati in centro storico che stanno collassando su loro stesse, in una recente riunione romana hanno discusso dell'ex caserma ipotizzando una serie di idee su cosa farne. Documenti ancora non ce ne sono, ma i dirigenti del Demanio nazionale e quelli del Demanio bolognese con il direttore Riccardo Uzzo ipotizzando altre destinazioni di enti pubblici. Pensare a una vendita all'asta, come pure il Demanio ha fatto in altre parti d'Italia, così com'è pare azzardato e sempre complicata anche una trasformazione in residenze di lusso perché qualcuno dovrebbe metterci milioni di euro. In un convegno a Bologna di fine novembre in cui si illustrava il progetto di valorizzazione di recupero dei beni pubblici, chiamato “Valore Paese”, non si parlato di Modena, ma dei beni di Bologna e Piacenza. Ora almeno partono le prime discussioni a Roma anche se a Modena forse sarebbe il caso che le istituzioni facessero sentire, pubblicamente, il proprio disappunto del tema. Certo la situazione è gravissima e in città c'è estrema preoccupazione. In Prefettura dicono che non ci sarebbe problema ad aprire un “tavolo” sulla sicurezza del monumento se ci fossero le condizioni. La Soprintendenza ricorda che, pur non essendone i proprietari, già nei mesi scorsi con oltre 100mila euro ha tappato un grosso squarcio sul tetto. Il Comune quel che poteva fare l'ha fatto: nei mesi scorsi l'assessore al patrimonio Fabio Poggi ha mandato alcune lettere per chiedere informazioni sull'immobile e il Comune aveva anche chiesto di riceverlo in gestione all'interno del Federalismo demaniale. Ma lo Stato rispose a suo tempo “picche” assicurando che lì sarebbe dovuta andare la nuova Prefettura. Ma nei giorni scorsi lo Stato ha di nuovo cambiato idea e ha comunicato che la Prefettura non va alla Garibaldi. Siamo forse davanti a uno spreco di denaro pubblico perché un anno fa, quando si decise di trasferirvi la Prefettura, venne firmata una convenzione tra Demanio e Provveditorato alle opere pubbliche. Questo ente ha nel frattempo incaricato uno studio di progettazione di redigere un progetto per la nuova Prefettura. Progetto oggi cestinato perché questi organismi statali non finanziano restauri e opere provvisionali senza redigere progetti specifici di destinazione. Al di là di riunioni romane che, comune, non impediranno all'ex caserma di crollare se non si fa in fretta, tutto pare piuttosto bloccato. E dire che il risponditore

automatico della sede del Demanio bolognese risponde: “Buongiorno, siete collegati con l'ente per la valorizzazione del patrimonio pubblico italiano”. Già, la valorizzazione. Tra un po' per la Garibaldi (e anche per l'annessa Fanti) non ce ne sarà più bisogno.

Stefano Luppi

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