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una mostra al museo di palazzo santa margherita

Frammenti d’Europa in figurina attraverso il mondo visto dalle fiabe

Rintracciare le caratteristiche fondamentali della cultura europea non è sufficiente a creare quel senso di identità e appartenenza sul quale già insistevano alcuni album di figurine negli anni...

Rintracciare le caratteristiche fondamentali della cultura europea non è sufficiente a creare quel senso di identità e appartenenza sul quale già insistevano alcuni album di figurine negli anni cinquanta quali “Europa patria comune” della B.E.A. di Milano o “Tutta Europa” della casa editrice bolognese La Folgore.

Può essere però un buon punto di partenza per far nascere domande e sviluppare pensiero critico, compito che ogni progetto culturale dovrebbe porsi e che certamente affiora da un percorso ricco e ambizioso come quello proposto da “Il ratto d'Europa”. A tale indagine il Museo della Figurina parteciperà con una mostra dedicata alle fiabe europee e al loro modo di interpretare e dare significato al mondo. Quella delle fiabe - generalmente fondata su un'interpretazione in chiave archetipica e simbolica - è però una lettura molto diversa rispetto a ciò che emerge dalle collezioni conservate in museo.

Che cosa ci dicono le figurine del nostro modo di essere o di essere stati europei? Innanzitutto, quelle prodotte dalla seconda metà dell'Ottocento - data che vede il loro esordio più o meno contemporaneamente in diversi paesi europei - fino alla fine della seconda guerra mondiale, esprimono uno spiccato senso di superiorità rispetto alle altre culture, che trapela non solo in numerose serie derisorie, ma anche nello sguardo apparentemente neutro e “scientifico” di molte immagini, volte a catalogare ogni aspetto di popoli e culture al pari di qualsiasi altro “oggetto naturale”.

È questo l'aspetto fondamentale che le figurine svelano: una volontà tutta occidentale - e in primis europea - di orientarsi nel mondo raffigurandolo nella sua totalità e suddividendolo all'interno di precise categorie, secondo un'idea di sapere in sé conchiuso e onnicomprensivo che deriva dalla tradizione enciclopedica (intesa letteralmente come “cerchio del sapere”) di stampo illuministico.

Si tratta di una visione estremamente positiva e rassicurante, ancora ignara della crisi dei fondamenti che colpirà diversi campi della conoscenza nei primi del Novecento. Una visione ben rappresentata dalle notissime e borghesissime figurine Liebig che, dopo un primo periodo caratterizzato da immagini di fantasia, iniziano a sviluppare un preciso filone didattico che va dalla storia alle opere liriche, dalle scienze naturali alle scoperte geografiche, dall'architettura all'astronomia e molto altro, fino ad arrivare a toccare quasi ogni campo dello scibile umano.

Ciascuna immagine, a sua volta, rappresenta una piccola porzione di mondo e l'insieme di ognuna di esse costituisce una sorta di raffigurazione globale, pronta a essere collezionata e accuratamente conservata, come un piccolo museo domestico. Naturalmente questa modalità di

relazionarsi con il mondo non è né scontata né l'unica possibile; ma questo, la cultura europea, dotata della non comune capacità di mettersi tra parentesi e riflettere su di sé, è stata in grado di dirselo.

* curatrice Museo della Figurina

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