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Chiude la bocciofila Gino Nasi, addio a un secolo di sport - FOTO

Ultima cena in polisportiva per brindare ai vecchi tempi Trofei e medaglie non bastano per sanare i buchi di bilancio

L’ultima cena di autofinanziamento, a fianco dei campi di gara che hanno visto in azione i campioni di molte generazioni, c’è stata giovedì sera. Poi tra brindisi e commozione è calato il sipario su una lunga storia di glorie sportive. Per sempre.

La Bocciofila Gino Nasi chiude i battenti, ufficialmente per le scarse entrate che non permettono più di mantenere la struttura di via Tarquinia aggregata alla polisportiva; quello sport comunque federato al Coni, diventato sinonimo di capelli bianchi, riesce ancora a mantenere una quindicina di giocatori in piena attività che militano in serie A e in serie B; per loro sarà probabile l’aggregazione a Modena Est, dov’è c’è un altro gruppo di giocatori in grado di ben figurare nelle gare anche fuori dai confini modenesi.

Per la storica bocciofila, rinata nel dopoguerra tra i campi, i canali e i paduli tra via Emilia e via Vignolese, non c’è più nulla da fare. Fino agli anni ’60, quando il bar del circolo era affollato più di un “dopolavoro”, sui campi di bocce sono cresciuti centinaia di ragazzi che hanno cominciato a capire i segreti di uno sport, le sue geometrie e le malizie nelle gare, senza barriere d’età. Giovani e anziani si sfidavano allegramente a duello e alla fine, come nel terzo tempo del derby, a bere tutti insieme: s’intende, solo gazzosa o spuma, il bicchiere di vino era affare da grandi.

Ma in pochi anni, tra il 1965 e il 1975, cambiò tutto e quei campi che attiravano giocatori da Vaciglio, S.Agnese e S.Damaso, che arrivavano in bicicletta pur di sfidare i migliori, si ritrovarono accerchiati da un quartiere che era cresciuto tumultuosamente attorno all’università e al Policlinico. Così la Polisportiva Nasi nell’81 traslocò verso via Viterbo e via Tarquinia, allora aperta campagna, per diventare il fulcro dell’aggregazione per gli abitanti delle nuove costruzioni. Ancora oggi la bacheca ospita i volantini di varie associazioni e degli incontri in quartiere.

«Ci siamo rimboccati le maniche e siamo venuti a lavorare in tanti come volontari - ricorda Primo Nicolini, uno dei pionieri della bocciofila, ancora oggi attivo assieme ai veterani di via Araldi per le varie iniziative in polisportiva - Ma quelli erano altri tempi, oggi c’è un clima diverso anche per quanto riguarda lo sport delle bocce. Quando ho giocato come agonista in serie B, sono diventato due volte campione provinciale, non ho mai smesso di aiutare per organizzare le iniziative.Oggi siamo in meno? Certo, anche per altri sport c’è stato un calo di praticanti, ma questi campi così ben organizzati potevano essere la sede di iniziative comuni. Invece sono i nostri atleti che devono fare le valigie e andare altrove».

La malinconia è tanta, ma a 76 anni la rinuncia diventa ancora più pesante quando si è lavorato per quasi mezzo secolo per un’idea di sport per tutti. La logica dei costi coinvolge tutti, a cominciare dai responsabili della polisportiva Gino Nasi, che non vogliono abbandonarsi ai ricordi.

«Purtroppo la questione finanziaria ha la precedenza - spiega Romano Longagnani, attuale presidente della “Gino Nasi” - Tutte le strutture come le nostre, le undici polisportive, sono consorziate in una società immobiliare, la Coop Spazio, che poi riaffitta a noi gli immobili; una soluzione giuridicamente necessaria perché le polisportive non hanno personalità giuridica. Dunque qual’è il problema? Noi abbiamo deciso con l’accordo di tutti, di far pagare alle varie federazioni una quota per metro quadrato o per metro cubo a seconda dello spazio occupato per le loro attività. I conti sono presto fatti: ogni attività sportiva, alla pari di tutte le altre, contribuisce per la parte di sua competenza alla spesa comune. Purtroppo per le bocce i praticanti sono sempre meno e non ci sono abbastanza entrate per ripianare la quota. Ora c’è un deficit di 20 mila euro e in qualche maniera bisogna risolverlo, altrimenti andiamo tutti a fondo».

Una decisione non facile, pare di capire, presa dopo una lunga discussione interna e iniziata già da qualche anno. Ora che i problemi di bilancio sono divenuti troppo grandi non c’è stata altra soluzione che chiudere per sempre la più antica attività del sodalizio, che assieme alla “società per velocipedi”, com’è scritto negli statuti di un secolo fa, ha costituito l’ossatura dello sport popolare. Eppure anche le bocce oggi sembrano invecchiate di colpo e premono alle porte nuove discipline affamate di spazio, a metà strada tra lo sport vero e proprio e le attività fisiche per il benessere e che verranno affidate allo Uisp. In breve tempo sui 771 metri dei quattro campi coperti di bocce di via Tarquinia, con annessa tribuna spettatori, verrà montato il parquet.

Via libera quindi ai corsi di aerobica, ginnastica artistica, ritmica e yoga. Anche per gli anziani ci sarà il fitness su misura, tanto per non lasciar fuori i pensionati che vogliono tenersi

in forma. Saranno loro i praticanti che porteranno nuove iscrizioni e nuovi finanziamenti, più che utili anche per ripianare gli oneri di costruzione della struttura.

Per la bocciofila resteranno solo i ricordi di chi l’ha vissuta, i cimeli e le coppe. E le foto color seppia.

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