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«Strettara, chiudere il ponte mette in ginocchio i paesi»

RIOLUNATO. La rabbia e l'indignazione che dilagano tra gli abitanti dell'alta zona del Frignano negli ultimi due mesi sono sentimenti ormai palesi. È infatti da oltre un mese e mezzo che quando...

RIOLUNATO. La rabbia e l'indignazione che dilagano tra gli abitanti dell'alta zona del Frignano negli ultimi due mesi sono sentimenti ormai palesi. È infatti da oltre un mese e mezzo che quando cadono piogge copiose, sebbene compatibili con la stagione, si assiste alle cicliche chiusure del ponte di Strettara, posizionato nell'arteria più importante che permette un collegamento comodo e veloce da Lama Mocogno verso l'alta zona appenninica.

Dal novembre scorso il fatto si è ripetuto diverse volte causando forti disagi in tutti i settori ma l'ultima chiusura, quella avvenuta pochi giorni fa, è stata quella più eclatante e fastidiosa in quanto si è protratta per due giorni intero durante il fine settimana.

Rino, titolare di un bar situato lungo la strada che porta al ponte, fa sentire la sua voce lamentandosi del fatto che il suo esercizio, sorretto esclusivamente da clientela di passaggio, nel week end scorso si è ritrovato praticamente deserto per tutto l'arco delle due giornate in quanto chi partiva dalla pianura per andare a sciare o per la classica gitarella di fine settimana si è trovato costretto a tornare indietro o quantomeno a cambiare destinazione. Gli fa eco Roberto, camionista storico in giro per le montagne da anni a fornire un bene di prima necessità, che sabato pomeriggio si è ritrovato a dover allungare il suo giro impiegando almeno mezz'ora in più per raggiungere Pievepelago percorrendo la vecchia Giardini, strada paragonabile alle montagne russe perché da tempo non interessata da interventi atti a migliorarla. Quindi perplesso si chiede: «Ma perché la provincia investe ingenti somme di denaro per allargare curve e apportare migliorie su di una strada poi penalizzata dalla chiusura di un ponte appena scendono due gocce d'acqua in più? Non era mai piovuto in precedenza?».

Antonella, che ogni giorno si reca a lavorare a Pavullo, è costretta ad alzarsi almeno mezz'ora prima consapevole del fatto di non sapere «a che ora rincaserò la sera perché l'incognita del ponte è sempre in agguato». Ultimo, ma forse il più importante, il problema legato alle emergenze sanitarie. Già i paesi dell'alto appennino sono penalizzati dalla distanza dall'ospedale e l'avere questa strada chiusa è ancor più condizionante specialmente in giornate di maltempo nelle quali l'intervento dell'elisoccorso è improponibile. La domanda della cittadinanza quindi sorge

spontanea: «Quando si riuscirà a trovare una soluzione a questo problema? Chi dovrebbe trovarla riesce comunque a fine mese a percepire il suo stipendio mentre noi, che ci troviamo a dover combattere in un momento di forte crisi, cosa dobbiamo fare? ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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