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In cerca di memorie: le parole di Levi

La Fondazione Villa Emma e il lavoro di rilettura del recente passato in una logica sovranazionale

La Fondazione Villa Emma opera dal 2005 e ha sede a Nonantola.

La sua nascita è stata ispirata dal patrimonio di memoria che settant'anni fa ha portato la popolazione del luogo ad accogliere e mettere in salvo - nell'autunno del 1943, in prossimità dell'arrivo in Italia dei tedeschi - settantatre ragazzi ebrei provenienti dall'Europa centrorientale e balcanica. Il suo programma di ricerca, le sue proposte culturali e didattiche, muovendo dalla storia e dalle memorie del secondo conflitto mondiale, indagano senza sosta il presente.

Particolare attenzione viene infatti riservata a situazioni e paesi segnati da conflitti, lontani da noi o interni alle nostre società.

Ci rivolgiamo non solo e non tanto alle cause che scatenano tensioni, ma alle esperienze di costruzione del dialogo e di resistenza civile che si sviluppano in quelle circostanze, con sguardo rivolto alla condizione dei più deboli: il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, le minoranze.

In tal modo, insieme al Novecento, ripercorso soprattutto sul versante delle persecuzioni e delle violenze, nelle nostre attività trovano posto seminari e convegni che parlano delle guerre in Bosnia, della nostra complessa coabitazione con Rom e Sinti, del lavoro transnazionale delle donne, dei tanti dopoguerra che l'Europa ha attraversato, cercando di risollevarsi e anche progettando nuovi modelli di convivenza e di società.

Proprio lungo questo tratto di cammino è avvenuto l'incontro con Ert, perché, insieme all'apporto di più discipline nello studio dei problemi, assegniamo grande importanza ai linguaggi creativi e, specialmente, alla forza con cui il teatro è capace di raccontare storie. Abbiamo così collaborato in occasione del Giorno della memoria e per la realizzazione di un corso residenziale, “Le strade del mondo”, portando momenti concreti della nostra riflessione a contatto con lo spazio teatrale e con la ricerca che in esso si sviluppa.

Due anni fa, per il 27 gennaio, abbiamo progettato la lettura in dieci lingue di “Se questo è un uomo” pensando proprio alla dimensione europea. Auschwitz, per definizione, è una storia europea.

Rispondeva al progetto tedesco di deportare in quel luogo prigionieri da più paesi e di collocarvi il principale terminale per la questione ebraica, e rappresenta oggi - in uno scenario storico osservato da più prospettive e sollecitato da istanze memoriali plurali - un punto di riferimento ineludibile per più comunità nazionali.

A ciò si lega la particolare fortuna del libro di Levi, scritto in italiano e andato per il mondo in tante lingue, quasi a invocare, nella ricerca dei suoi destinatari, la fondamentale domanda di ascolto indirizzataci dal suo autore: “speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare”.

Le tante lingue chiamate allora a convegno sul palco del Teatro Storchi - e “portate” simbolicamente da tanti cittadini modenesi provenienti da più paesi, da scrittori come David Grossman, e da testimoni come Edith Bruck e Boris Pahor - volevano contrastare, con una lettura condivisa e armonica, in forma di orazione civile, uno dei tratti principali della violenza di Auschwitz, dove proprio la confusione dei linguaggi e la possibilità di capire o fraintendere un comando potevano salvare o condannare a morte.

Per il prossimo 27 gennaio, dopo aver incontrato “Il ratto d'Europa”, un progetto che fonda proprio sui punti di vista e sulle identità plurali (non rinunciando a indagare le fratture e le discontinuità che possono rimettere in discussione una storia) la possibilità di costruire un discorso, ci è sembrato importante ritornare su quell'esperienza per non dare nulla per scontato.

Per un'Europa che, ricordando Auschwitz, s'interroga sugli orizzonti verso i quali indirizzarsi, è forse importante ascoltare nuovamente le vicende del testimone Levi, assumendone

però anche la grande lezione di metodo: continuare a interrogarsi, rifiutare gli stereotipi, produrre una comunicazione chiara, per capire e far capire.

* Direttore scientifico

Fondazione Villa Emma

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