Quotidiani locali

Il business delle slot e l’irresistibile scalata di “Rocco”

L’ombra di Femia, vicino ai padrini calabresi e ai casalesi Un mercato in piena espansione che fa gola anche ai clan

L'ultimo messaggio di fuoco risale alla settimana scorsa. Un bottiglia incendiaria lanciata contro lo stabilimento della Eurogiochi, società di noleggio video slot, le macchinette elettroniche che riproducono il gioco delle slot machine. Le indagini dei carabinieri di Modena proseguono, aperte tutte le ipotesi. Concorrenti invidiosi e pista mafiosa quelle più accreditate. Già nel 2010 era stato preso di mira un deposito di video slot nel capannone dell'azienda Montecchi in zona via Divisione Acqui. Macchinette di proprietà di un personaggio in passato socio di Dominique Scarfone conosciuto alle cronache come “Mimmo il Calabrese” ( coinvolto in un giro di usura).

Il piatto è ricco. Una fetta di economia che non conosce crisi. Gli italiani giocano ogni anno di più. Nel 2011 hanno speso 79 miliardi di euro e nell'anno appena concluso il dato è cresciuto ancora. Numeri che comprendono tutte le tipologie di giochi, ma in assoluto le video slot sono quelle che intercettano i giocatori più accaniti. Conquistare un pezzo della terza economia del Paese è un desiderio di molti operatori del settore, dove si sono consolidati nel tempo veri e propri monopoli mafiosi.

Nel mondo del gioco legale i clan hanno messo le mani dagli anni '90. Prima gestivano i videopoker. Da quando sono stati messi al bando smerciano legalmente le video slot, le ricariche per il poker online e tutto ciò che ruota attorno alle sale dove vengono installati i giochi.

Ogni regione ha il suo re del settore. Negli anni '90 e all'inizio del 2000 in Emilia e nel Modenese spadroneggiavano le imprese del clan dei Casalesi. Accanto a loro, in una sorta di joint venture, per un periodo ha stabilito la sua base a Modena anche un imprenditore legato a Cosa nostra. Ma ora in Emilia un impero l'ha creato Nicola “Rocco” Femia. Finito più volte in inchieste sul narcotraffico della Procura antimafia di Reggio Calabria, è considerato vicino ai clan delle Locride. Gestisce insieme ai figli e al fratello una decina di società di noleggio macchinette.

Gli investigatori modenesi scoprono per la prima volta il suo nome nell'inchiesta “Medusa” che ha stanato due circoli-bisca del Clan dei Casalesi in provincia di Modena e scoperchiato la rete di complicità dei boss di Gomorra grazie alle quali avevano trasformato il carcere di Sant'Anna nel grand hotel Sant'Anna. Insieme ai camorristi legati al clan Schiavone (il grande capo è l'ergastolano Francesco Schiavone, detto Sadokan) sono finiti in carcere anche due agenti della penitenziaria.

Femia sembra essere un esperto del settore. Sempre pronto a offrire consigli e consulenze ai camorristi che lo cercano. Ma Femia non è solo un'apparizione tra le nebbie padane. Vive stabilmente a Sant'Agata sul Santerno (Ravenna). Le sue società hanno sede a Bologna, Conselice, Roma, Milano, Torino. Fino a qualche anno a Cavezzo era attiva una ditta a lui riconducibile. La fortuna di Femia? Godere di ottime relazioni con il gotha della 'ndrangheta lombarda e aver trovato sponsorizzazioni all'interno di Gamenet (tra le dieci concessionarie di Stato che devono vigilare sulle migliaia di aziendine che noleggiano e istallano le slot) , grazie a Francesco Pugliese, ex direttore commerciale della stessa.

Il rapporto tra “Rocco” e i padrini della cosca Valle (espressione milanese della potentissima 'ndrina Condello di Reggio Calabria) è certificato in decine di informative inviate alla Procura antimafia di Milano. Così come sono certi i contatti telefonici tra Femia, Leonardo Valle e Giulio Lampada, imprenditore del gioco considerato dagli investigatori braccio economico delle 'ndrine Valle e Condello. Un legame solido tra Emilia e Lombardia fondato anche su uno scambio di favori. A “Rocco”, i Lampada, ne chiedono diversi. Prima, in un momento di difficoltà, si fanno inviare in prestito alcune macchinette. Poi a ridosso delle elezioni politiche del 2008 lo coinvolgono nell'organizzazione della campagna elettorale per il democristiano reggiano Tarcisio Zobbi (mai indagato).

Vicende già raccontate dalla “Gazzetta” ai quali si aggiunge un nuovo elemento, una nuova conoscenza. La vicinanza del re delle slot emiliano a un altro importante boss della 'ndrangheta milanese: Paolo Martino. Faccendiere, imprenditore, amico di Lele Mora, ma sopratutto, secondo gli inquirenti, elemento di spicco della cosca De Stefano di Reggio Calabria. Sarebbe stato Martino a presentare un imprenditore lombardo a Nicola “Rocco” Femia. «Ti ricordi quando ti ho presentato a Rocco e mi hai detto che non volevi avere niente a che fare con lui... hai fatto dei bei numeri anche con lui.. me lo dovevi dire tu eh, però io l'ho saputo». È il modo con cui Paolo Martino avverte Francesco Di Vito, imprenditore delle slot in Lombardia e da qualche anno socio nella Italian Distribution Games di Massa Lombarda dei figli di "Rocco" Femia.

Con queste amicizie è facile arrivare in cima al settore. Amici di Femia e soci conosciuti all'antimafia Procure, a cui si aggiungono una serie di insospettabili legati all'imprenditore

residente nel Ravennate. Una rete di protezione che obbliga le aziende pulite del settore, che vogliono lavorare in Emilia e nel Modenese, a fare i conti con il potere di questa cricca. I cui interessi, assicura una fonte autorevole, arrivano fin dentro il cuore della Capitale.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

Trova Cinema

Tutti i cinema »

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE

Scrivere un libro, corso di editing per autori