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L'INTERVISTA/Monti e il terremoto: "Per la Bassa abbiamo fatto tutto il possibile"

"Il Governo ha raccolto tutte le risorse possibili a fronteggiare l'emergenza: una cifra record, 670 milioni di euro, è arrivata dal Fondo europeo. L'occupazione è l'emergenza sulal quale intendo lavorare"

Presidente Monti, decidendo di “salire in politica”, lei ha abbandonato il ruolo di tecnico super partes per indossare i panni del politico impegnato in una difficile campagna elettorale fatta di aspre polemiche e colpi bassi.

Non sarebbe stato meglio per l’Italia conservare una autorità morale come la sua, in “riserva per la Repubblica”, piuttosto che vedere in campo l’ennesimo partito personale sia pure chiamato “Scelta Civica”?

«Scelta civica non è un partito personale, E’ un movimento che mette insieme le migliori risorse della società civile con l’obiettivo di cambiare nel profondo il nostro paese. È un impegno che abbiamo preso perché temiamo il ritorno della vecchia politica che finirebbe per dissipare i grandi sacrifici che gli italiani hanno compiuto per salvare l’Italia. Adesso, dopo aver messo in sicurezza i conti pubblici, possiamo e dobbiamo alimentare un piano per la crescita economica e civile la creazione di nuova occupazione, che migliori il benessere e la qualità della vita degli italiani. Non so se io sono un’”autorità morale” come lei dice, ma devo dirle che è proprio la mia coscienza ad aver ritenuto moralmente giusto operare con serietà per il bene dell’Italia piuttosto che rimanere “in riserva”, posizione che pure era più gratificante per me».

Eppure le stime dei sondaggi danno la sua coalizione tra il 15% e il 20% dei consensi e la sua lista intorno all’8-9%. Lo reputerebbe un risultato soddisfacente? E con questi numeri quale ruolo potrà giocare la sua coalizione nella formazione del nuovo governo?

«I sondaggi li guardo sì, ogni tanto, guarderò anche quelli dei prossimi giorni finché ci saranno. Poi il vero sondaggio sarà quello del 24 e 25 febbraio. Scelta civica è una forza nuova nel panorama politico italiano, stiamo insieme da neanche un mese ed è una base di partenza nella quale mi auguro possano confluire i riformisti seri che esistono sia a destra che a sinistra, superando gli steccati di un bipolarismo conflittuale che fino ad oggi è stata la causa principale dei mali italiani, a partire dalle tante promesse mai mantenute sulle riforme strutturali di cui il nostro paese ha tremendamente bisogno».

Bersani dice di puntare a conquistare la maggioranza dei seggi nei due rami del Parlamento ma si comporterà come se avesse solo il 49%. Insomma si dice pronto a collaborare con tutti gli antiberlusconiani, e innanzitutto mano tesa verso di lei. Ve la stringerete la mano dopo le elezioni formando insieme l’eventuale nuovo governo? O annuncerete un patto addirittura prima del voto?

«Ho sempre detto che eventuali alleanze di maggioranza o di governo vanno discusse dopo il voto. Quello che posso riaffermare è che “Scelta civica” nasce per superare certi protagonismi della politica e soprattutto per mettere insieme i riformisti che esistono in questo Paese. Di certo non appoggeremo nessun governo che non sia incisivamente europeo, che sia populista e demagogico o che non si impegni credibilmente ad andare avanti su riforme strutturali radicali. Ad esempio sulle riforme del lavoro della giustizia, che sono importanti per l’economia e la società italiana e anche per ridare credibilità all’Italia verso i partner e gli investitori internazionali».

E con Vendola? Governa una regione meridionale come la Puglia e finora non ha sfigurato.

«Stimo il presidente Vendola. Ma non condivido molte delle sue idee, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro, che noi vogliamo più flessibile sia in entrata che in uscita, affinché porti a più occupazione soprattutto per i giovani, e il ruolo della spesa pubblica».

L’ex ministro Tremonti ha dichiarato che comunque vadano le elezioni il prossimo governo dovrà mettere mano subito a una manovra da 12-14 miliardi per tenere sotto controllo i conti pubblici. Lei può confermare? E che spazi ci saranno nel 2013 per politiche di riduzione della pressione fiscale sul lavoro, sulle imprese e sulla casa?

«Non sarà necessaria nessuna manovra aggiuntiva. Non c’è polvere sotto il tappeto. I conti pubblici sono in ordine. È chiaro che se il quadro post elettorale desse segnali di instabilità o di pericolo per il risorgere di posizioni anti-europee, e se il differenziale dei tassi cominciasse a risalire in modo marcato –uno scenario nel quale Tremonti e Berlusconi hanno portato l’Italia disastrosamente -,nessuno può prevedere oggi quali potrebbero essere le conseguenze per gli equilibri della finanza pubblica. È presto per dirlo. Per quanto riguarda la riduzione della pressione fiscale sul lavoro, sulle imprese e sulla casa, “Scelta Civica” sostiene che è possibile procedere in modo graduale al fine dirilanciare la crescita, ridare ossigeno all’economia e alleggerire il peso sui cittadini. Quindi non promesse illusorie, ma un piano d’intervento che renda progressiva e più equa l’IMU sulla prima casa, una riduzione dal 44% al 39% della pressione fiscale durante l’arco della legislatura e dal 2014 la progressiva riduzione dell’Irap per le aziende. Tutte cose che sarebbe stato impossibile fare nell’anno di governo dell’emergenza».

Intanto Berlusconi vuole restituire in contanti l’IMU già pagata sulla prima casa.

«Mi consentirà di non rispondere nel merito: un merito che non lo merita».

L’altro tema che sta a cuore agli italiani è il lavoro. Come creare nuova occupazione innanzitutto per i giovani?

«Proponiamo un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con più basso costo previdenziale e fiscale e più flessibilità con un grado di stabilità inizialmente basso, che cresce con l’anzianità di servizio. Per rafforzare l’occupazione giovanile proponiamo la detassazione per le imprese che assumono giovani al di sotto dei 30 anni. Ma non solo. Altro tema fondamentale è l’occupazione e il livello della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. E’ una priorità per noi dare uno scossone alla condizione della donna che consideriamo ormai insostenibile. Cominciamo con la detassazione del reddito da lavoro femminile (misura da introdurre nel corso della legislatura),l’estensione del congedo parentale per gli uomini e il rapido miglioramento della disponibilità di servizi di cura per l’infanzia e per le persone anziane».

Scandalo Monte Paschi di Siena? C’è stato un difetto di vigilanza? E, se davvero c’è stato, a quale livello?

«La magistratura farà chiarezza sulla vicenda del Monte dei Paschi. Il sistema bancario italiano èsolido e ha resistito meglio alla crisi finanziaria e economica di altri paesi come gli Stati Uniti,l’Irlanda o la Spagna. Aggiungo che la vigilanza della Banca d’Italia gode di ottima reputazione internazionale. E’ certo, d’altra parte, che le commistioni tra banche e politica sono sempre possibili, così come vanno evitate commistioni collusive all’interno stesso del mondo finanziario. Nel decreto Salva Italia, ad esempio, abbiamo vietato le presenze incrociate nei consigli di amministrazione di banche e compagnie di assicurazioni concorrenti. Sono anche questi intrecci di persone a generare i conflitti di interesse, le distorsioni al mercato e i danni al sistema finanziario ed economico».

Quando finirà la crisi? L’uscita dal tunnel si allontana trimestre dopo trimestre. Si sente di impegnarsi indicando agli elettori una data verificabile?

«Secondo le proiezioni delle organizzazioni internazionali, il punto di svolta dovrebbe collocarsi nella parte finale di quest’anno. Se proseguiremo sulla strada delle riforme senza abbandonare la disciplina di bilancio che ha rimesso in carreggiata il Paese, potremo presto godere dei frutti delle politiche impostate in questo ultimo anno. Secondo la recente valutazione del Fondo Monetario Internazionale sull’impatto delle riforme avviate in Italia, il Pil crescerà di un 5,75% in più nei prossimi cinque anni, e del 10,5% in più nel lungo periodo se tali riforme saranno perseguite.Proprio questo è il programma di “Scelta Civica”. E la sua credibilità è nelle cose, viste le prove concrete che abbiam dato in questo difficile anno di governo».

A nove mesi dal terremoto, nelle terre emiliane colpite dal sisma l'operato del governo è avvertito come insufficiente. I fondi stanziati non garantiscono una effettiva ripresa a partire dalla ricostruzione, la questione delle esenzioni rimane aperta. Pensa che sia stato fatto il massimo dal suo governo? Che impegni ritiene di poter prendere per la prossima legislatura?

«Sono stato a Carpi, Fossoli, Concordia sulla Secchia e Mirandola qualche settimana fa. Ho ripetuto ai cittadini colpiti che abbiamo cercato di fare tutto il possibile per l'Emilia, nonostante il momento terribile che le finanze del nostro Paese stavano vivendo. Proprio venerdì sera ho firmato il decreto che porta dall'80 al 100% la copertura dei danni del terremoto per le località colpite in Emilia, Lombardia e Veneto. Il Governo ha raccolto tutte le risorse possibili a fronteggiare l'emergenza: una cifra record, 670 milioni di euro, è arrivata dal Fondo europeo per le emergenze in virtù della credibilità che l'Italia aveva riconquistato in Europa grazie al mio governo. Quindi si, per il momento che l'Italia stava vivendo, è stato fatto tutto ciò che era responsabilmente possibile fare. Per il futuro mi impegnerò, se avrò la possibilità di guidare ancora il governo, a collaborare proficuamente con la Regione e il Governatore Errani affinché l'accesso ai fondi diventi più snello, diminuendo il numero di atti amministrativi e normativi che hanno spesso portato alla paralisi. Inoltre, stiamo studiando soluzioni accessibili che permettano alle banche di riaprire gradualmente l'accesso al credito alle piccolo e medie imprese locali, se necessario facendosi lo Stato da garante. Troveremo le soluzioni più semplici e veloci, che facciano arrivare qui i soldi, che sono già vostri perché questo ha voluto il mio governo, questo è stato deciso all'indomani della tragedia».

In Emilia magistratura e forze dell'ordine stanno portando alla luce infiltrazioni sempre più estese e pericolose della grande criminalità organizzata nel tessuto economico della regione. Con quali strategie pensa si debba affrontare questa autentica emergenza?

«Purtroppo il fenomeno delle infiltrazioni mafiose è ormai diffuso in tutte le regioni del nord Italia, anche in Emilia Romagna. Sarebbe anacronistico negarlo e soprattutto non permetterebbe di muoversi nell'ottica della lotta alla criminalità non solo a livello statale ma anche regionale e locale. La magistratura sta indagando su alcuni fenomeni gravissimi di smaltimento di amianto nei cantieri della ricostruzione post sisma. Non è la prima volta che in Italia, in occasione di grandi calamità naturali, le mafie si insinuino nella fase della ricostruzione. Ritengo fondamentale aumentare il più possibile i controlli sulle imprese vincitrici degli appalti sia pubblici che a livello privato. La Regione Emilia Romagna ha messo a punto una white list di imprese "pulite" per le procedure di appalto legato alle ricostruzione. Bisognerà sicuramente incentivarne l'utilizzo facendo sì che le procedure di iscrizione siano semplici, immediate e proporzionate alla grandezza dell'impresa. Le associazioni datoriali hanno il ruolo fondamentale di agevolarci nel ritrovare queste soluzioni

più semplici per le micro imprese. Occorre stimolare dunque i tavoli tecnici a livello regionale e statale, affinché siano ascoltati i bisogni delle imprese salvaguardando coloro i quali con il lavoro onesto combattono quotidianamente le infiltrazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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