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uno sguardo al continente

Le scelte delle biblioteche e l’estro della Delfini

La Biblioteca Delfini di Modena, una biblioteca “europea”, ha appena compiuto vent'anni. Qualche anno prima, esisteva già nella testa dei bibliotecari che assieme agli architetti la stavano...

La Biblioteca Delfini di Modena, una biblioteca “europea”, ha appena compiuto vent'anni. Qualche anno prima, esisteva già nella testa dei bibliotecari che assieme agli architetti la stavano progettando: con quali riferimenti? L'Italia era allora molto povera di biblioteche moderne come quella che si cercava di realizzare a Modena: qualcuna nella nostra Regione e nel milanese, ma si finiva presto il tour. Allora si doveva guardare fuori, e prima di tutto in area anglosassone, luogo di nascita della public library: in Gran Bretagna, non certamente le grandi, affascinanti biblioteche di tradizione come la British Library, del tutto fuori scala per noi, quanto piuttosto le biblioteche delle città piccole e medie, o le biblioteche rionali londinesi.

Si scopriva così che la culla della biblioteca pubblica si era un po' “seduta” sui suoi successi e che era meglio indirizzarsi verso l'Olanda, anche qui non tanto Amsterdam quanto le città minori. E cosa si trovava? Nessuno sfarzo, poco interesse estetico, molta sobrietà e molto servizio: cioè locali comodi, tanti libri, bibliotecari discreti ma a portata di voce sempre.

E intanto si doveva spostarsi in Svezia perché a Malmo era stata inaugurata una meravigliosa, per noi avveniristica biblioteca: nessun effetto speciale, ma tanti spazi diversi tra loro, assoluta libertà di movimento, enormi vetrate affacciate sul verde, folla di lettori consapevoli di poter vivere momenti speciali. Ma il colloquio con i bibliotecari svela che per gli svedesi il modello è sempre stata la Danimarca, e da lì hanno preso ogni spunto, forse a questo punto superando i maestri. E vai con la Danimarca! Roskilde e altre città minori.

I risultati: corposi dossier di documenti di ogni tipo in tutte le lingue, portati in ufficio al ritorno da ogni vacanza personale in cui si è ritagliata una giornata per il lavoro; e la Delfini che nasce e cresce cercando di alimentarsi dell'esempio delle sorelle maggiori europee, ma con tanti adattamenti alla situazione italiana: più attenzione all'aspetto estetico delle sale e degli arredi, grande importanza alla luce ma senza quelle vetrate che con le nostre estati farebbero della biblioteca una serra, bibliotecari professionali ma anche dotati di una gran passione, e tanta promozione perché da noi l'abitudine dei cittadini a questo servizio non si può certo paragonare agli standard nordeuropei.

E tra il pubblico che visitava per la prima volta la Delfini, molti dicevano che non pareva di essere in Italia, che i paragoni erano possibili solo con le più avanzate situazioni europee: sul bibliotecario era un effetto dolceamaro, dolce per il risultato ma con tanta amarezza per la situazione arretrata del nostro paese.

Dopo vent'anni, la Delfini ha cercato di rinnovarsi e stare al passo, in Italia sono nate biblioteche ugualmente e più belle, in Europa la sfida per tutti è offrire servizi anche digitali. Ma rimane il fatto che la conoscenza reciproca e la condivisione

di esperienze restano il metodo migliore per avanzare. Qualcuno ha scritto che il bibliotecario è un motore di ricerca con un cuore: mi pare la migliore definizione dello “stato dell'arte”, in Italia e in Europa.

*direttrice biblioteche comunali

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