Menu

Vai alla pagina su Terremoto in Emilia

Settanta opere salvate diventano una mostra

Nonantola. Al museo diocesano domani si inaugura un suggestivo allestimento Oltre al Guercino esposti anche Scarsellino, Crespi, Cantarini, Caula e Malatesta

NONANTOLA. Da domani marzo sarà possibile ammirare le tantissime opere salvate nelle varie chiese delle zone terremotate e che non hanno bisogno di restauro. I 70 tesori della mostra, allestita al museo Benedettino e Diocesano d’Arte sacra, resteranno esposte per un anno, fino al 16 marzo 2014. Tra i dipinti sono presenti una quarantina di opere dei maestri della scuola emiliana, ferrarese, mantovana e bolognese con artisti del calibro di Scarsellino, Giuseppe Maria Crespi e Adeodato Malatesta. Il percorso della mostra rispecchia idealmente un viaggio che parte da Modena, continua verso la Bassa fino a Finale che è rappresentato dall’opera più significativa e importante della mostra, la Madonna col Bambino e San Lorenzo dipinta nel 1624 dal Guercino, proveniente dalla chiesa del Seminario.

Per dare ulteriori testimonianze dei terribili momenti vissuti a maggio è stata allestita una galleria fotografica che vuole essere anche una presentazione della provenienza delle opere. Come ha spiegato Don Adriano Tollari, direttore dell’ufficio beni culturali della diocesi di Modena: «Bisogna entrare nel vero tema della mostra. Non è un’esposizione tematica nè cronologica, ma il percorso che vogliamo proporre è un viaggio emozionale che parte dalle zone meno colpite, Bastiglia, Sorbara e arriva fino a San Felice e Finale. Sono opere meravigliose ma emozionano perché ricordano chiese distrutte, popolazioni che sono passate davanti ai quadri a pregare e sono un punto di riferimento per tanta gente. È l'inizio di qualcosa di nuovo e tutte le parrocchie sperano di ricominciare e dare un ambiente vero e una nuova vita alle loro opere. Anche il museo diocesano di Carpi è stato duramente colpito perciò abbiamo dedicato uno spazio appositamente per i loro dipinti».

Tutto questo è stato possibile non solo grazie ai parroci e ai pompieri che sono riusciti a salvare le opere ma anche con il contributo dei tanti volontari che prestano ogni giorno servizio al museo e con la collaborazione dell'ufficio diocesano beni culturali di Modena, la fondazione “Ora et labora”, l'ArcheoNonantola e il gruppo di restauro di Sassuolo.

«La speranza di un domani migliore - continua don Federico Pigoni, vicario episcopale della diocesi di Modena - è l’obiettivo della mostra».

Tra i promotori e curatori non poteva mancare il Comune di Nonantola. «Siamo stati tra i comuni meno colpiti - spiega il sindaco Borsari - ma sappiamo perfettamente cosa significa per la comunità il trauma e il disorientamento di aver perso tutto e per questo crediamo molto in questa mostra. La scelta di tenerla allestita un anno è per dare una prospettiva di ricostruzione e futuro. È una sorta di custodia temporanea, un “ospedale” delle opere e vuole portare avanti anche un percorso di ritorno alle proprie sedi d'origine. Un momento importante di rilancio e rinascita». Per poter approfondire Simona Roversi e Jacopo Ferrari, curatori della mostra insieme

ad Alfonso Garuti, direttore dell'ufficio Diocesano dei beni culturali e del museo di Carpi, hanno curato il catalogo, con immagini delle chiese, prima e dopo il terremoto e tutte le opere con le descrizioni. Fino al 31 marzo per i residenti nelle zone terremotate l'ingresso sarà gratuito.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Premio ilmioesordio, invia il tuo libro